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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 20 mag 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Consigli di lettura  

Tecnologia

Se la razionalità è messa in dubbio

Ingegnere meccanico, svizzero come Frisch, Walter Faber gira il mondo negli anni '50, per conto dell'Unesco, per costruire centrali nei Paesi in via di sviluppo. Odia le solennità, è sempre stato il primo della classe, crede nella scienza, nella tecnologia, e disprezza chi se ne serve senza capirla. Ha idee precise sul mondo, fredde. Un esempio sulla sovrappopolazione: “automazione! Non abbiamo più bisogno di tanta gente”.

Durante un viaggio di lavoro, uguale a tanti altri, succede però qualcosa: un granello di sabbia inceppa lo scorrere pianificato degli eventi, il passato è una mano di ferro che ti tocca la spalla, e i pezzi della sua vita si smontano davanti a noi, rimontandosi in modo inatteso, formando uno specchio che gli rimanda la sua immagine: mostruosa, eppure finalmente umana.

Fin dall'inizio, Faber si presenta a noi come un uomo del suo tempo: il mondo si sta riprendendo dalla guerra, lo sviluppo è una febbre che divora tutto. Faber vive nella ragione, nel progresso: ci crede. Nella parte italiana del suo viaggio, non lo interessa l'arte delle nostre città ma “la costruzione di strade e ponti, la nuova Fiat, la nuova stazione di Roma, la nuova automotrice del rapido (il Pendolino), la nuova Olivetti”. È giustamente convinto di vivere nell'età della tecnica. Ma non la ammira. Per lui la tecnica non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità. La tecnica funziona (Galimberti, Psiche e techne).

Faber ne è convinto: le cose, gli oggetti prodotti dal progresso fulmineo del dopoguerra, devono funzionare: la ragione… deve entrare innanzi e costringere la Natura a rispondere alle sue domande [in qualità] di giudice…, che costringa i testimoni a rispondere alle domande che egli loro rivolge [Kant, Critica della ragion pura]. Ecco, ad esempio, Faber non può accettare che un rasoio elettrico si blocchi senza capirne il perché: “qualsiasi apparecchio può non funzionare una volta: io però continuo a essere nervoso finché non scopro il motivo”.

Ma gli indizi della tragedia che lo cambierà per sempre, sono ovunque, fin dall'inizio. Quel rasoio elettrico, ad esempio. Faber trova il motivo del malfunzionamento: “era di nuovo un puro caso a decidere il futuro, nient'altro, un filo di nylon nell'apparecchietto”. E proprio perché si attarda a ripararlo, è in casa quando lo avvertono che può partire per l'Europa, se si affretta in agenzia, con il passaporto. Un caso: nient'altro che un puro caso.

Eppure, quanto è umano Faber. La serie incredibile di coincidenze, di incontri, lo beffa fino a umiliarlo. Leggendo il libro ne ho provato pietà. Il caso scuote, feroce e implacabile, le fondamenta della sua coscienza, del suo sapere, e se ne fa gioco.

Il primo Faber, all'inizio del libro, narra in modo lineare, neutrale e fedele ai fatti, ma durante lo svolgersi del racconto, durante i viaggi (perché è davvero un libro on-the-road), il suo atteggiamento cambia. Un viaggio, anche la sua trasformazione è un viaggio. Pian piano, matura una riflessione profonda, e il concetto stesso di ragione per lui inizia lentamente a trasformarsi: la sua ferma convinzione nella ragione soggettiva, il suo esclusivo interesse per il rapporto tra mezzi e fini, per l'adeguatezza del metodo adottato per raggiungere lo scopo, si muta in riflessione sulla possibilità che esista invece una ragione oggettiva, che un rapporto diverso tra la Natura, le sue manifestazioni e l'uomo, forse, sia possibile (“di minuto in minuto è tutto più chiaro: il mare, il cielo, non la Terra”).

Faber comprende infine che lo sforzo dell'uomo per soggiogare la natura (è questo in fondo, il suo lavoro da ingegnere) è anche la storia del soggiogamento dell'uomo da parte dell'uomo (Horkheimer, Eclisse della ragione).

In mezzo a questo viaggio c'è Sabeth, la giovane donna che concentra in se stessa tutto il viaggio che Faber fa, il deserto che attraversa per diventare umano, fallibile e malato. Sabeth e i giochi che fanno insieme con le parole, Sabeth e l'amore, Sabeth e il tempo, il viaggio, l'arte: la differenza di età tra i due non è un ostacolo, anzi. La trappola che scatta e che lo trattiene, e che forse infine lo salva, rendendolo definitivamente umano, è un meccanismo, questo sì, perfetto. In mezzo, la tragedia dell'Olocausto, l'amore per Hanna, l'amicizia con Joachim, l'incontro con la morte: uno, due, tanti incontri.

Alla fine del viaggio, Faber non fa in tempo a raccogliere tutte le sue scoperte, e trasformarle in vita nuova. Il cancro avanza, Faber è in attesa di essere operato. Le sue ultime parole, le scrive. Ore 8.05. Arrivano.

Emilio Fortunato Campana

Fonte: Emilio Fortunato Campana, Dipartimento di ingegneria , Ict e tecnologie per l'energia e trasporti, tel. 06/49933663 , email emiliofortunato.campana@cnr.it -