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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 20 mag 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Consigli di lettura  

Cultura

L'importanza delle "humanities"

Il libro che consiglio è “Le scienze dimenticate” (Carocci ) di Rens Bond. Il linguista computazionale Rens Bod pensa, con validi argomenti, che gli umanisti non abbiano un'idea pertinente della loro storia, al punto da lasciare che numerose conoscenze e applicazioni siano erroneamente attribuite alle scienze sperimentali. La sua ricerca mostra che i periodi più fecondi delle discipline umanistiche sono stati quelli in cui la ricerca di modelli, leggi e norme ha dominato lo studio delle attività comunicative umane (parlare, scrivere, dipingere, costruire, suonare, recitare). Le discipline umanistiche concorrono, come qualsiasi tecnica, alla soluzione di problemi nel mondo reale (ad esempio per l'acquisizione del linguaggio, la ricostruzione di fonti letterarie, controllare argomenti, creare progetti realistici, ecc.). Queste dinamiche storiche ed epistemologiche vengono nascoste dalla moderna compartimentazione degli studi umanistici.

Bod mostra che fin dall'inizio delle scienze umanistiche – con l'invenzione e diffusione della scrittura – non c'era separazione fra esse e ciò che oggi chiamiamo scienze naturali. La musicologia e la matematica, la teoria dell'arte e l'architettura, la storiografia e la medicina mettono alla prova la stessa disciplina mentale: la ricerca di schemi per rilevare regole, norme o leggi, attraverso le quali trovare soluzioni per prevedere o governare i cambiamenti in ecosistemi ricchi di situazioni impreviste. Dove e come differiscono i metodi di ricerca delle scienze umane e delle scienze naturali? Quando e perché le scienze umane e la scienza si sono sviluppate in direzioni diverse? Cosa mette in evidenza un confronto tra la storia occidentale delle discipline umanistiche e altre regioni del mondo?

In primo luogo, andrebbe ricordato che non furono solo i "nuovi scienziati" come Keplero o Galileo o filosofi come Francesco Bacone a silurare la visione del mondo cristiano-aristotelico. Tutto iniziò nel 1440, quando il filologo italiano Lorenzo Valla dimostrò che il Constitutum Constantini - la Donazione di Costantino, usata dalla Chiesa Cattolica per dare legittimazione al possesso dell'Impero Romano d'Occidente - era un falso. Valla usò prove storiche, linguistiche e filologiche, incluso il ragionamento controfattuale, per confutare il documento, ovvero principi di coerenza (coerenza cronologica, coerenza logica e coerenza linguistica) che gettarono le basi per la moderna critica delle fonti.

Anche in tempi più recenti, l'evoluzione della grammatica ha gettato le basi per l'informatica. Non solo, ma ha anche stimolato pensieri imperialisti e il nazionalismo, nel momento in cui la linguistica comparativa scoprì la famiglia linguistica indoeuropea. Quindi le discipline umanistiche non sono sempre servite alla realizzazione del sogno "umanistico" di libertà, uguaglianza, democrazia, amore e pace. Piuttosto, alcuni modelli hanno prodotto idee come il classicismo aristotelico (attraverso la logica e la retorica) o il razzismo (attraverso la linguistica e la filologia comparate).

La nascita delle humanities segna un distacco dall'umanesimo e coincide con la vittoria epistemologica dell'empirismo sulla credulonerie e la fede. Certo fu più faticoso nell'ambito delle humanities, rispetto alla scienza sperimentale, limitare la diffusione di credenze che erano di fatto pseudo-tentativi di trovare schemi e costanti nella realtà linguistico-narrativa. Alla fine del XX secolo, le discipline umanistiche hanno virato verso il decostruzionismo post-moderno e la credenza che non esiste una realtà oggettiva da scoprire e nessuna idea che sia più vicina alla verità di qualsiasi altra. L'umanesimo ha così preso una piega politica, allontanandosi dalle sue radici nella scienza e nella verità oggettiva, e orientandosi verso la militanza o l'attivismo progressista. Mentre studenti e finanziamenti stanno fuggendo dai dipartimenti umanistici e il sostegno e l'appartenenza a organizzazioni umanistiche sta diminuendo perché hanno alienato tutti coloro che non condividono la loro ristretta agenda politica, l'argomento che umanesimo e discipline umanistiche vanno bene per auto-elevarsi fa perdere di vista il vero valore delle discipline umanistiche, che Bod ha articolato con forza nel suo libro.

 

Gilberto Corbellini

Fonte: Gilberto Corbellini, Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, Roma, tel. 06/49932657 , email direttore.dsu@cnr.it -