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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 22 apr 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Calamit  

Ambiente

L'onda anomala che viene da lontano

Lo tsunami, dal giapponese tsu (porto) e nami (onda), letteralmente “onda di porto”, è una lunghissima onda oceanica di 100-200 km, generalmente poco elevata, che si sposta molto velocemente sul mare. “Sui bassi fondali costieri la sua velocità rallenta, l'onda si compatta, crescendo quindi di ampiezza fino, in casi estremi, a raggiungere i 10-20 metri o più di altezza”, spiega Luigi Cavaleri dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr. ”Gli effetti costieri che provoca possono essere devastanti, come mostrano le cronache. Nel dicembre 2004, lo tsunami che ha investito l'isola indonesiana di Sumatra, con un fronte di 1.300 km, ha causato più di 220.000 vittime. Dopo essersi abbattuto anche su Sri Lanka e India meridionale, l'onda ha attraversato tutto l'Oceano indiano, provocando danni e vittime anche sulla costa africana. Il numero di vittime, 15.000, è stato meno drammatico a Fukushima, in Giappone, nel 2011, ma le conseguenze sono state catastrofiche per la distruzione e lo scoppio della locale centrale nucleare. Metà del Paese rimase a lungo senza energia elettrica e una grande quantità di liquido radioattivo si riversò in mare”.

A generare questi tsunami sono stati terremoti sottomarini, ma a provocarli possono essere anche lo scoppio e il collasso di un'isola vulcanica o una frana sottomarina. “Il più famoso esempio della prima categoria è stato, in tempi relativamente recenti, il Krakatoa, nello stretto indonesiano della Sonda”, prosegue il ricercatore. “Esploso il 29 agosto del 1883, ha prodotto un fragore udito fino in Australia, a 3.600 km di distanza. L'onda creata non solo ha raggiunto l'Africa, ma l'ha doppiata, risalendo tutto l'Atlantico per essere infine misurata nella Manica”.

Anche il Mediterraneo ha avuto i suoi episodi. Nel 1627 a.C. il vulcano di Santorini (Grecia) è scoppiato collassando. “Si ritiene che il conseguente tsunami abbia distrutto in una notte la civiltà cretese minoica”, sottolinea Cavaleri. “Nel 365 d.C. il terremoto di Creta ha generato uno tsunami che ha devastato Alessandria d'Egitto e il suo porto. Anche l'Italia non è esente da episodi drammatici. Il 28 dicembre 1908 un fortissimo terremoto ha distrutto Messina e Reggio Calabria: cercando scampo, la popolazione si era riversata sulla costa, dove subito dopo è stata colpita dallo tsunami generato dall'associata frana sottomarina”. A Messina, tre giorni dopo il sisma, fu mandato un capostazione per dirigere le operazioni ferroviarie. Suo figlio, all'epoca di 7 anni, era Salvatore Quasimodo che poi, nella poesia “Al padre”, scrisse: “Il terremoto ribolle / da due giorni, è dicembre d'uragani, / e mare avvelenato”.

Ma è possibile prevedere in qualche modo uno tsunami? “Dopo che è stato generato se ne conoscono in anticipo arrivi e implicazioni. Il problema è però che ancora non siamo in grado di fare previsioni sui terremoti. Conosciamo le zone a rischio, ma quando, dove, e quanto forte sarà il prossimo, ancora non è possibile saperlo”, conclude l'esperto del Cnr-Ismar.

Marina Landolfi

Fonte: Luigi Cavaleri, Istituto di scienze marine, Venezia , email luigi.cavaleri@ve.ismar.cnr.it -