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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 22 apr 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Calamit  

Cultura

Calamità e civiltà? Meglio parlare di shock

La ricorrenza di grandi calamità, naturali o indotte dall'uomo, ha sempre influito sulla storia dell'umanità e delle civiltà, occupando le pagine dei cronisti dell'antichità e degli storiografi di ogni periodo. Ed è anche a causa di queste catastrofi che nessuna costruzione istituzionale - nazionale, imperiale o di altra natura - resiste in eterno. Considerando solo gli ultimi due millenni della storia dell'Occidente, possiamo registrare due eventi emblematici da questo punto di vista: la caduta dell'Impero romano e di quello asburgico. Avvenimenti che dimostrano anche come da ogni crollo nasca una nuova realtà - dal primo l'assetto europeo medievale, dal secondo quello delle nazioni europee tra le due guerre mondiali – e come il costo di questi processi sia pagato dalle popolazioni in termini di morte, povertà, distruzioni materiali e morali. La letteratura al riguardo è sterminata: da Jared Diamond con “Armi, acciaio e malattie” a “La legge della civiltà e della decadenza” di Brooks Adams, da “La crisi della civiltà” di Johan Huizinga agli scritti di Theodor Mommsen.

Amedeo Feniello, già ricercatore dell'Istituto di storia dell'Europa mediterranea (Isem) del Cnr e docente di Storia medievale all'Università dell'Aquila, invita però a porre l'attenzione sul termine calamità, definendola una parola “abbastanza neutra, che sembra non coinvolgere direttamente l'uomo, di carattere accidentale e episodico”, e propone come più pertinente “l'idea di shock, che non solo implica un avvenimento dirompente nella vita individuale e sociale, ma impone le sue conseguenze a breve, medio e lungo termine”. Non è solo una distinzione terminologica, visto quanto sta accadendo con l'emergenza Covid-19: “Non siamo davanti a una calamità, ma a uno shock dalle conseguenze profonde. È scioccante e non calamitoso, per le relazioni che ha con la nostra vita, pensare che un nemico piccolissimo, infinitesimo e impercettibile stia flagellando le nostre esistenze. Il più ambiguo dei nemici”. La civiltà globalmente più avanzata che abbia abitato il Pianeta dall'alba dei tempi è soggiogata da “questo aggregato di materiale genetico in libertà, obbligandoci ai suoi ritmi e alla sua forza; questo nemico se solo volesse, se solo fosse un po' più potente, potrebbe sbarazzarsi con facilità di noi”.

Gli storici di domani saranno sempre più chiamati a ragionare sugli shock e sulle loro implicazioni. “La storia non sempre sembra insegni qualcosa, se lo avesse fatto saremmo sicuramente persone migliori, però può dire molto sui comportamenti, soprattutto sulle reazioni sociali, istituzionali, economiche e finanziarie”, aggiunge lo studioso. E l'analisi storica può aiutarci a capire meglio comportamenti e modi di agire. All'analisi sistemica delle crisi e degli shock deve aggiungersi lo studio delle reazioni. “Gli uomini dopo la peste nera del 1348 rimasero inerti o fecero qualcosa? E quelli colpiti dalla pestilenza del Seicento, che vissero il colera nell'Ottocento o la Spagnola dopo la prima Guerra mondiale? E se reagirono, in che modo lo fecero?”, si chiede Feniello e aggiunge: “La più significativa reazione alla peste nera del 1348, per l'Europa, fu - usando un paradosso - la rivoluzione del Rinascimento. La tremenda pestilenza del Seicento fu per l'Europa un tassello, seppure dai contorni apocalittici, di una più generale deriva sociale, economica e produttiva, fortemente legata alle modifiche climatiche in atto. La paura creò terrore, guerre, superstizioni, leggende nere, sussulti millenaristici, cacce alle streghe. Però generò anche soluzioni alternative che procedettero di pari passo con le fughe all'indietro e la censura di chi voleva guardare avanti. Una generazione di pionieri intellettuali iniziò a scorporare il concetto di Natura da quello di Creato, a svincolare il cosmo dalla teologia. A creare scienza e sperimentazione, la nuova critica filologica. A inventare, insomma, un mondo nuovo, per molti versi quello in cui siamo abituati a vivere”.

Lo studio in prospettiva storica di tutti questi elementi può contribuire alla riflessione generale e il lavoro degli storici può servire a immaginare un futuro diverso. Le acquisizioni scientifiche dimostrano come il nostro sia un Pianeta vivo, in perenne trasformazione, in cui l'evento catastrofico è frequente e spesso necessario. Un evento naturale diventa calamità quando non viene previsto o peggio è sottovalutato o ignorato. Serve comprenderne l'origine, interpretarlo e trovare il modo migliore per affrontarlo. “Sono solo alcune delle questioni odierne che potrebbero usare il tema dello shock come grimaldello, penetrare i comportamenti dei nostri antenati ci può fornire chiavi interpretative per il futuro”, conclude il ricercatore.

Maurizio Gentilini

Fonte: Amedeo Feniello, Istituto di storia dellEuropa mediterranea , email amedeo.feniello@univaq.it -