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CNR: Almanacco della Scienza


ISSN 2037-4801

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Tecnologia
L’archeologo moderno tra scavi e tecnologie

Sono riprese in Sicilia le attività di scavo nel sito di Santa Maria Venera al Pozzo, nel comune di Aci Catena (Catania), nove ettari di terreno in cui giovani archeologi stanno riportando alla luce pavimentazioni e cinte murarie di un insediamento romano. Tra le rovine, spiccano i resti di un impianto termale. A guidare i lavori è l'Istituto dei beni archeologici e monumentali (Ibam) del Consiglio nazionale delle ricerche, che ha come partner il Polo regionale per i siti culturali di Catania e della Valle dell'Aci. 

Tutto viene raccolto, pulito, registrato e fotografato per una corretta catalogazione, fondamentale per gli studiosi. Le operazioni sono condotte utilizzando le più moderne tecniche messe a disposizione dalla ricerca scientifica a supporto dell'archeologia classica. Strumenti come il georadar, per esempio, consentono ai geofisici del Cnr di effettuare uno screening in profondità, per riportare in diretta i dati su un display, dati che consentono di conoscere cosa si cela sotto il terreno ancora prima di scavare.

L'area è di estremo interesse per gli archeologi, che qui si stanno cimentando con lo studio sulle rovine della cosiddetta 'villa rustica'. “L'edificio, appartenuto probabilmente a un latifondista della zona, è di epoca compresa tra l'età repubblicana e l'imperiale”, commenta Claudia Pantellaro del Cnr-Ibam, che ha il compito di supportare i giovani futuri archeologi in una esperienza per loro fondamentale. Le numerose ore trascorse sul campo dagli studenti dell'Università di Catania, sotto la guida di colleghi più esperti, rappresenta infatti una vera e propria palestra formativa per l'ingresso in un settore, qual è quello dell'archeologia, che non può più prescindere dalle conoscenze derivanti da altre discipline. "La figura dell'archeologo è cambiata, oggi è fortemente multidisciplinare”, sottolinea il direttore del Cnr-Ibam, Daniele Malfitana. “L'unione di queste diverse competenze genera un'archeologia globale”.

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