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CNR: Almanacco della Scienza


ISSN 2037-4801

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Socio-economico
Il Mediterraneo in un ‘mare’ di leggi

Il Mediterraneo è un mare particolarmente vulnerabile, vista la sua morfologia e la sua posizione geografica. Per questo e per l'intensa attività di sfruttamento è caratterizzato da un ecosistema molto fragile. Su di esso si affacciano 22 Stati appartenenti a tre continenti: Europa, Asia, Africa. Solo a partire dagli anni '90 questi Stati costieri hanno cominciato a proclamare le loro rispettive zone economiche esclusive, ovvero le aree in cui lo Stato può sfruttare le risorse marine e dove difendere l'ecosistema.

“La frammentazione giuridica del Mar Mediterraneo produce un alto grado di incertezza giuridica che si ripercuote sulla capacità di protezione ambientale di questo mare”, spiega Gemma Andreone, ricercatrice dell'Istituto di studi giuridici internazionali (Isgi) del Cnr e coordinatrice del progetto europeo Marsafanet. “Ogni Stato gestisce in modo diverso queste zone, decidendo di regolamentare solo alcuni aspetti, senza esercitare tutte le facoltà previste dal diritto internazionale, creando delle cosiddette zone ridotte. L'Italia ha proclamato una zona di protezione ecologica (Zpe), oltre le 12 miglia nautiche, nel mar Ligure, nel Tirreno e nel mar Mediterraneo occidentale, escludendo l'Adriatico, il mar Ionio e il Canale di Sicilia che restano soggette alla libertà di navigazione e di sfruttamento delle risorse senza alcuna possibilità di intervenire sulle navi straniere per proteggere l'ambiente. A distanza di alcuni anni dall'istituzione della Zpe, appare necessario valutare tale scelta, sia alla luce della nuova politica marittima integrata dell'Ue, sia in un'ottica comparativa rispetto alle scelte effettuate dagli Stati mediterranei vicini e, in particolare, da quelli dell'Unione”.  

È necessario interrogarsi su come rafforzare la cooperazione internazionale e il rilancio di politiche di preservazione e conservazione delle aree marine transnazionali al fine di garantire la reale ed effettiva protezione ambientale nel Mediterraneo. "Le politiche di preservazione e conservazione delle aree marine stanno dando forma e contenuto a un nuovo concetto di valore economico del mare, che si basa su un ambiente salubre, quale fonte primaria e imprescindibile di ricchezza per tutti i settori produttivi e il loro indotto: dalla pesca al turismo, alla ricerca scientifica di nuove materie prime fino allo sfruttamento sostenibile di risorse energetiche", prosegue Andreone. "Nell'ambito degli approcci elaborati a livello internazionale ed europeo, l'Italia potrebbe promuovere un nuovo valore economico del mare che coinvolga la programmazione di volta in volta rilevante per tutti i settori produttivi: pesca, turismo, risorse energetiche, innovazione, ricerca scientifica, occupazione ed equità sociale".

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