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CNR: Almanacco della Scienza


ISSN 2037-4801

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Cultura
Grotta Guattari, nuovi reperti fossili dei Neanderthal

Una scoperta eccezionale quella avvenuta al Circeo, nella grotta Guattari, dove sono stati ritrovati resti fossili di nove individui di Neanderthal, la forma umana indigena europea che ha popolato il nostro sub-continente tra 300mila e 45mila anni fa, quando fu rimpiazzata, o più probabilmente assorbita, nella popolazione dei Sapiens moderni, i nostri diretti antenati, originari dell'Africa.

La scoperta, coordinata dalla Soprintendenza archeologica del Lazio in collaborazione con l'Università Tor Vergata di Roma, ha visto la partecipazione anche dei ricercatori dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr che, assieme a studiosi dell'Ingv e delle Università di Pisa e Sapienza di Roma, hanno contribuito allo studio, definendo l'età e il contesto climatico-ambientale al tempo dei resti fossili umani rinvenuti nella grotta.

La successione sedimentaria copre l'intervallo cronologico tra 125mila e 64mila anni fa, quindi circa 60mila anni di storia. “All'interno di questo intervallo cronologico si riconoscono due principali fasi di interesse archeologico e paleoantropologico”, spiega Biagio Giaccio del Cnr-Igag che, assieme alla collega Simona Rosselli, ha partecipato allo studio. “Una fase più antica, probabilmente compresa tra 115mila e 80-90mila anni fa, vede la frequentazione dei Neanderthal che usano la grotta come riparo e per la preparazione e il consumo di cibo. Nei millenni successivi, le tracce di frequentazione umana diventano sporadiche fino a quando, tra 65mila e 64mila anni fa, la cavità viene occupata da branchi di iene che la usano come riparo e per consumare indisturbate i propri pasti, costituiti da grandi mammiferi, compresi individui di Neanderthal. È proprio alle attitudini di 'collezionista di ossa' di questo carnivoro, predatore e spazzino, che si deve l'eccezionale accumulo dei resti animali, uomo incluso”..

L'aspetto che rende straordinario il rinvenimento di grotta Guattari è stata la possibilità di ottenere una datazione estremamente accurata e precisa di così tanti resti di Neanderthal, cosa che in Europa non ha pari “Con l'aiuto della geochimica isotopica, in particolare di una tecnica geocronologica basata sul rapporto degli isotopi dell'uranio e torio, è stato possibile datare precisamente tra 65mila e 64mila anni fa l'inizio e la fine della formazione del pacchetto di sedimento contenenti i resti, conclude il ricercatore. “Questi dati geocronologici offrono quindi l'opportunità più unica che rara di esaminare la variabilità anatomica e, si spera, genetica di un cospicuo campione della popolazione di Neanderthal in una finestra temporale brevissima e cronologicamente ben vincolata; circostanze che pongono la grotta Guattari tra i più importanti siti europei per lo studio dell'evoluzione di questa forma umana”.

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