Focus: Anniversari

La catena di montaggio compie un secolo

produzione industriale
di Marina Landolfi

Nel 1913 nasce in America 'Lizzie', l'autovettura Ford destinata al largo consumo, prodotta con la catena di montaggio, un nuovo metodo di lavoro che fa scendere i tempi di produzione e i prezzi, stabilendo i nuovi standard industriali

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Cento anni fa con la realizzazione del modello T, l'auto soprannominata 'Lizzie' dagli americani, Henry Ford introdusse nella sua fabbrica automobilistica di Detroit la catena di montaggio o 'linea di assemblaggio', un'innovativa forma di produzione industriale. L'ispirazione, come racconterà lo stesso Ford, gli venne dall'osservazione del processo lavorativo per la preparazione delle carni nei macelli di Chicago.

La produttività venne incrementata e i costi si abbatterono per rendere il prodotto accessibile al pubblico.

industria automobilistica

"La catena di montaggio per la produzione della Ford T si basa su alcuni elementi fondamentali: alta divisone tecnica del lavoro, con la parcellizzazione delle mansioni propria del taylorismo; intercambiabilità delle parti tra i vari modelli resa possibile dalla alta standardizzazione; introduzione del ciclo continuo, che permette l'utilizzazione del macchinario con enorme risparmio", spiega Enrico Pugliese dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr di Roma. "La parcellizzazione delle mansioni, in particolare, rese possibile il ricorso a un tipo di mano d'opera diversa da quella fino ad allora utilizzata nell'industria dell'automobile: non più operai qualificati e con esperienza professionale, ma lavoratori comuni".

Con la catena di montaggio l'assemblamento della vettura veniva completato in circa due ore anziché in 20 e il prezzo diminuì da 850 a 260 dollari e, grazie alla produzione in un solo colore, secondo la celebre espressione di Ford: "Fornire automobili di qualsiasi colore, purché nero".

"Il lavoro alla catena, nonostante fosse fisicamente stancante per gli operai, impegnati in operazioni ripetitive con ritmi ossessivi e alienanti, implicò significative contropartite per i lavoratori, a cominciare dagli elevati salari", conclude il ricercatore dell'Irpps-Cnr. "Sul tema Antonio Gramsci nei suoi scritti su 'Americanismo e fordismo' polemizzò con la borghesia italiana, incapace di realizzare innovazioni tecniche e sociali analoghe. Questo sistema di produzione entrò in crisi alla fine del secolo scorso, superato da nuovi materiali e tecniche di organizzazione".

Fonte: Enrico Pugliese, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma , email e.pugliese@cnr.it -