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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 14 lug 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Cina  

Socio-economico

Immigrati e imprenditori

La presenza cinese costituisce uno dei nuclei più antichi di immigrazione straniera nella storia dell'Italia contemporanea. Giunti nella zona di Milano nel corso degli anni trenta del Novecento, i cinesi si caratterizzarono immediatamente per notevoli capacità di radicamento economico nei settori dell'artigianato e della vendita ambulante. Per lungo tempo la comunità cinese in Italia ha presentato numeri relativamente bassi rispetto al resto del mondo dell'immigrazione, anche a causa delle restrizioni ai flussi in uscita, che per lungo tempo hanno condizionato le politiche migratorie cinesi. Alla fine degli anni '70, con le prime aperture all'iniziativa privata e la nascita delle zone economiche speciali, i vincoli all'emigrazione in Cina sono stati parzialmente allentanti. In Italia, nei primi anni '80 i cinesi erano circa 3.000 su tutto il territorio nazionale. Poi sono cresciuti in modo costante fino a diventare circa 70.000 nel 2003 e circa 300.000 nel 2020, secondo le rilevazioni annuali dell'Istat sui cittadini stranieri regolarmente soggiornanti. Secondo i dati aggiornati al 2020 quella cinese è la quarta comunità straniera più numerosa in Italia - è preceduta solo da Romania, Marocco e Albania - e rappresenta, quindi, la comunità straniera più numerosa al di fuori del mondo euro-mediterraneo.

Il flusso migratorio più sviluppato verso l'Italia è quello proveniente dalla zona meridionale della regione del Zhejiang. Gli indicatori disponibili sulla presenza cinese in Italia forniti dal Ministero del lavoro (aggiornati al 2020) segnalano un notevole dinamismo sia a livello economico sia a livello culturale. L'età media dei cinesi in Italia è piuttosto bassa (il 43% ha meno di 40 anni), le donne sono leggermente più degli uomini (50,4%), il 60% dei residenti ha un permesso di soggiorno di lungo periodo. Molto sviluppato è il settore imprenditoriale: ben 53.297 cittadini cinesi sono titolari di imprese individuali; tra queste, il 46,7% sono imprese la cui titolare è una donna. Le tre  regioni italiane più caratterizzate dalla presenza cinese sono Lombardia, Toscana e Veneto.

Molto forte è l'investimento da parte dei cinesi in formazione e alta formazione; il dato sugli studenti iscritti alle università italiane è altissimo: nel 2020 erano 7.747. Tra la popolazione non comunitaria, gli studenti universitari cinesi sono secondi, preceduti solo dagli albanesi. I giovani cinesi si caratterizzano per il loro radicamento nei circuiti della formazione e della professionalizzazione; tra loro, la percentuale di Neet (persone tra i 15 e i 29 anni che non risultano inserite nella formazione scolastica, universitaria o nel mondo del lavoro) è molto bassa: solo l'11,2%, a fronte del 23,3% del dato sui giovani di cittadinanza italiana. Dal punto di vista economico, i settori del commercio e della ristorazione assorbono circa il 60% dei lavoratori cinesi, che hanno un tasso di disoccupazione bassissimo pari al 2,9%.

Una delle tendenze più evidenti nel periodo più recente è la moltiplicazione delle associazioni che raggruppano i cinesi in Italia. Si tratta di un fenomeno legato a fattori diversi, molte associazioni hanno uno scopo commerciale e cercano di costruire canali per migliorare e favorire gli scambi economici tra i due  Stati; altre hanno una funzione soprattutto a livello locale e sono nate a seguito della dislocazione sul territorio sempre più diffusa da parte degli immigrati cinesi. Altre ancora hanno un ruolo a livello culturale, promuovendo ad esempio corsi di lingua e cultura cinese, pensati sia per le nuove generazioni di figli dell'immigrazione sia per cittadini italiani. Il dinamismo associativo è anche indice della sempre più visibile diversificazione della presenza cinese in Italia, che risulta ormai un arcipelago plurale, soprattutto a livello generazionale. Le seconde e le terze generazioni, che non hanno vissuto direttamente l'esperienza migratoria, esprimono culture, visioni del mondo, modalità di relazionarsi alla Cina differenti rispetto al mondo dei rispettivi genitori e nonni. 

A testimonianza della maturità e della profondità della presenza cinese si può portare l'esempio della crescita e della diffusione della letteratura sinoitaliana, frutto anche dell'aumento degli scambi migratori negli ultimi quarant'anni: Marco Wong, Sun Wenlong, Zhu Qifeng, Hu Lanbo, Gao Liang e molti altri hanno pubblicato romanzi in lingua italiana, dedicati alle più diverse tematiche aventi per oggetto gli incontri e i conflitti tra le culture, le seconde generazioni, i rapporti tra Italia e Cina, spunti di natura autobiografica.

Michele Colucci

Fonte: Michele Colucci, Istituto di studi sul Mediterraneo , email colucci@ismed.cnr.it -