Focus: Cina

La guerra dei social

Loghi social network
di Alessia Cosseddu

Il governo Trump ha più volte provato a vietare l'utilizzo delle piattaforme cinesi TikTok e WeChat sul territorio americano, accusandole di rubare i dati dei cittadini. Maurizio Tesconi dell'Istituto di informatica e telematica del Cnr, esperto in analisi e individuazione di profili falsi sui social network, aiuta a fare chiarezza sullo scontro irrisolto tra Usa e Cina

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Il governo Trump ha più volte provato a vietare l'utilizzo sul territorio americano di TikTok e WeChat, le due piattaforme di social network di proprietà di aziende cinesi, accusandole di rubare i dati dei cittadini, consentendo così al Partito comunista cinese di accedere ai dati personali degli americani. Nell'estate del 2020, Trump ha firmato un ordine esecutivo per imporre la vendita di TikTok a una società americana entro il 15 settembre, pena la chiusura. Da quel momento è iniziato un tira e molla con continue proroghe dell'ultimatum. Con Biden l'atteggiamento è cambiato, ma resta alta l'attenzione sui rischi per la sicurezza nazionale. “Secondo una classifica delle piattaforme social più utilizzate al mondo (i numeri sono relativi a milioni di utenti attivi al mese), pubblicata lo scorso gennaio, nella Top10 ci sono cinque piattaforme americane e cinque cinesi”, spiega Maurizio Tesconi, ricercatore dell'Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr ed esperto in analisi e individuazione di profili falsi sui Social network. “Un aspetto interessante di questa classifica è che nella Top5, quattro  piattaforme su cinque sono di proprietà di un'unica società: Facebook”

La piattaforma cinese TikTok nata nel 2016, è il social dei video brevi, inizialmente prediletto dai teenager e della cosiddetta “Generazione Z”, ma ultimamente anche piattaforma per gli adulti e addirittura fonte d'informazione. I numeri assoluti di TikTok sono paragonabili a quelli di Instagram e parlano di oltre due miliardi di download e di almeno 850 milioni di utenti attivi mensili. Come ha reagito Facebook a questa crescita esponenziale? “Ha provato a rispondere con Instagram Reals, che fa cose molto simili replicando un po' quello che era successo qualche anno fa con la comparsa delle Instagram Stories, visualizzabili solo per 24 ore, che ricordano tanto l'app di messaggistica per cellulari e tablet, Snapchat”, chiarisce il ricercatore del Cnr-Iit. “Per ora, molti utenti riciclano i propri TikTok all'interno di Reals e questo sta portando qualche problema a Facebook, tanto che l'algoritmo della piattaforma limiterà la visibilità dei mini-video copiati dalla app rivale, con lo scopo di 'trattenere gli utenti a casa propria', come si legge in un articolo apparso su Wired lo scorso febbraio”.

Problemi analoghi sono sorti anche con l'India: circa sessanta app cinesi sono state “bannate” dall'India perché rappresentano una minaccia alla sovranità e alla sicurezza del Paese dopo lo scontro militare tra truppe indiane e cinesi in un territorio conteso lungo il confine. Tutto questo è indice del potere sempre crescente di queste (poche) società private, americane e cinesi, che possono intervenire sulla sfera comunicativa di miliardi di persone. Ma il fenomeno forse può essere ridimensionato. “Il fatto che queste piattaforme siano gestite da soggetti privati non vuol dire che non si possano regolamentare. Per prima cosa, mancano di trasparenza, nel senso che nessun governo ha il potere di controllare come modificano le informazioni mostrate agli utilizzatori, e mancano anche di responsabilità, la cosiddetta accountability, dato che le piattaforme non rispondono dei contenuti condivisi dagli utenti. Ecco, forse sarebbe opportuno stabilire normative che garantiscano questi principi di trasparenza e accountability”, conclude Tesconi.

 

Fonte: Maurizio Tesconi, Istituto di informatica e telematica (Cnr-Iit) , email maurizio.tesconi@iit.cnr.it -

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