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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 24 feb 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Distopia  

Socio-economico

Donne prete: è ancora un “oltre”

Negli ultimi anni la “questione femminile” ha investito la Chiesa cattolica con una serie di domande e sfide radicali e con la prospettiva di cambiamenti profondi a livello istituzionale, teologico e pastorale. Specchio di questa prospettiva, le ipotesi, le riflessioni e le richieste che prospettano una Chiesa dove tutti i ministeri siano aperti a uomini e donne, di ammettere entrambi ai vari livelli del diaconato, presbiterato, episcopato. Al fermo “no” opposto a questa prospettiva dal magistero (in particolare quello di Giovanni Paolo II) si contrappongono recenti sinodi locali, come quello amazzonico o quello della Chiesa tedesca, che si sono espressi in senso “aperturista”, nonché richieste formulate in varie forme, più o meno ufficiali, da circoli teologici e da ambienti ecclesiali soprattutto della Mitteleuropa, del Nordamerica e del Sud del mondo. Per ora lo studio della problematica è stato affidato a una commissione ad hoc nominata dal Papa, con il compito di accertare la natura dell'ordinazione ricevuta dalle diaconesse nelle prime comunità cristiane e descritte nelle Scritture (ad esempio Febe, citata da San Paolo nella Lettera ai Romani), data la manifesta importanza del ruolo svolto dalle donne nella Chiesa delle origini. Nel maggio scorso, la teologa Anne Soupa si è autocandidata per guidare la diocesi di Lione, argomentando: “La Chiesa di Francia non può continuare a essere governata da metà dell'umanità”; e aggiungendo alla sua provocazione il paradosso: “Tutto mi rende legittima. Ma tutto me lo vieta”.

Un dato evidente è che la presenza ecclesiale delle donne è stata (ed è tuttora) limitata da tradizioni, culture, mentalità, modalità organizzative e di culto, trasmissione dei testi, norme giuridiche e morali, modi di pensare e di credere, persino dall'immagine di Dio, impostati sul soggetto maschile, che ne è divenuto unico criterio interpretativo. Più di un'enciclica è stata dedicata al ruolo della donna nella Chiesa e la Pontificia commissione biblica, già nel 1976, pubblicò un documento che dichiarava come all'interno delle Sacre Scritture non si ravvisassero elementi contrari alla possibilità dell'ordinazione per le donne, e che questa eventualità non avrebbe violato il piano di Cristo. La storia del ministero ordinato è pertanto slegata dalla Bibbia, e la sua fondazione è da ricondurre ad altri momenti e contesti del successivo divenire ecclesiale. Una storia maturata nei secoli, con una progressiva sacralizzazione dei ministri e delle loro funzioni, arrivando a identificare due categorie di fedeli (“Duo sunt genera christianorum”) e a sottolineare la netta distinzione fra chierici e laici. La biblista siciliana Maria Armida Nicolaci, membro della citata commissione, afferma che “questa interpretazione del ministero, comprensibile sul piano storico-culturale” è però “difforme e contraria non solo al lessico ma proprio alla ecclesiologia del Nuovo Testamento”.

La storica Lucetta Scaraffia - sempre estremamente attenta ai temi legati al ruolo della donna nella Chiesa - ha recentemente affrontato questi argomenti in modo originale, attraverso un romanzo dal titolo emblematico: “La donna cardinale” (Marsilio). Un racconto senza precisi riferimenti alla realtà, ma calato all'interno di scenari che parlano di un'opera di riforma radicale del Vaticano e della Chiesa promossa da un papa di origini sudamericane e di nome Ignazio (come il fondatore dei Gesuiti), che per poter portare a termine il proprio progetto al riparo da complotti e lotte di potere, prevede di nominare una donna alla carica di Segretario di Stato e di crearla cardinale. Un'opera di fantasia che evoca una prospettiva dirompente per gli assetti della Chiesa ma non del tutto irreale: il cardinalato, ovvero il collegio dei collaboratori più stretti del papa e che, alla morte di questi, è chiamato a eleggere il successore, in origine era aperto anche ai laici. Pe quanto questa opportunità non sia più esercitata da molti secoli, costituisce un pertugio attraverso il quale si può almeno ipotizzare un cardinale donna. Il libro di Scaraffia è quindi un esempio di narrativa che affronta temi considerati distopici contribuendo alla riflessione per il cambiamento di logiche e mentalità consolidate e date per immutabili.

Nella riflessione teologica novecentesca, in particolare quella proposta dal teologo svizzero Hans Urs von Balthasar (a sua volta dipendente dagli spunti offerti dalla mistica Adrienne von Speyr), è stato elaborato il concetto del “profilo mariano” della Chiesa: “Maria è regina degli Apostoli, senza pretendere per sé i poteri apostolici. Essa ha altro e di più”. Il titolo di “Madre della Chiesa” conferito a Maria da Paolo VI durante il Concilio Vaticano II ne sottolineava il ruolo nella storia della salvezza, la continuità tra la sua esperienza materna e spirituale e l'esperienza materna della Chiesa. Il principio petrino essenzialmente istituzionale, che aveva retto per secoli l'impianto ecclesiologico, diventava così complementare a quello mariano, essenzialmente carismatico: “L'istituzione e il carisma, l'ufficio e la santità sono inseparabilmente uniti nella stessa origine e nello stesso fine”. Però il carisma vede più lontano e prima degli altri, perché guarda alla storia con occhi diversi, cogliendo le problematiche, intuendo le opportunità, proponendo le soluzioni. Guardando a Maria alla luce della scrittura, il profilo mariano sta a significare accoglienza della volontà di Dio, e quindi anche generatività.

La donna nella storia della Chiesa è stata comunque protagonista: nella mistica, nell'apostolato, nella preghiera, nell'aiuto ai bisognosi. Ora i processi di emancipazione contemporanei sollecitano il passaggio dall'idealizzazione e dalla sublimazione dei modelli femminili alla concretezza reale delle donne in carne e ossa, laiche e religiose, madri, mogli, lavoratrici, come parte del popolo di Dio; inducono a liberare il tema del rapporto chiesa-donna da ogni astrattezza e ogni retorica, da sedimentazioni storiche per promuovere i registri della realtà e della laicità. Varie correnti di pensiero e gli attuali equilibri interni ecclesiali, il bisogno di una piena maturazione culturale e teologica non permettono – pena fratture profonde e forse insanabili - simili riforme, nemmeno se presentate e attuate attraverso il metodo e il percorso sinodale. Al momento vanno lette nella prospettiva di un “oltre”.

Maurizio Gentilini

Fonte: Maurizio Gentilini, Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, Roma , email maurizio.gentilini@cnr.it -