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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 27 gen 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Nuovi valori  

Salute

La bellezza rende felici

Già nel mondo antico i Greci educavano i giovani a “contemplare la bellezza nelle attività umane e nelle leggi, e a vedere come essa è dappertutto affine a se stessa (Platone); si insegnava loro ad aspirare alla virtù per gradi di conoscenza e a risalire alla perfezione della bellezza in sé, riconoscibile in ogni aspetto della realtà. Nella concezione greca, infatti, il bello non può essere separato dal buono. Gli autori greci, legavano fortemente bello e buono (kalòs kai agathòs) per definire ciò che è degno di ammirazione e imitazione, come l'eroe che muore per la patria o l'atleta vincitore.

Con l'età moderna, l'uomo diventa centro del mondo e artefice del proprio destino; di conseguenza l'artista ha un ruolo più autonomo, riconosciuto, ed è più libero di esprimersi rispetto allo scienziato. Quella simbiosi verità-bellezza, caratterizzante l'estetica sia classica che cristiana, viene messa gradualmente in discussione, soprattutto nell'età contemporanea, quando il concetto di bellezza è sostituito con lo studio della sua percezione che, da Baugmarten in poi, assumerà il nome di estetica e, quindi, non porta necessariamente a concetti netti, chiari e distinti. Per arrivare, in epoca contemporanea, all'artista che non ha più il compito di educare ma riveste semmai il ruolo di testimone, interprete e critico della società attraverso nuovi linguaggi, mezzi e contaminazioni.

“Il primo valore sociale della bellezza è la capacità di cercarla e di contemplarla, perché essa rappresenta una via di uscita dal pragmatismo e dall'utilitarismo del vivere, dal senso della necessità. Infatti non si identifica necessariamente con ciò che è utile ma è la capacità dell'individuo e della società di proiettarsi verso forme di elevazione estetica, mentale, spirituale, cognitiva, emotiva”, dice Eva Pietroni dell'Istituto di scienze per il patrimonio culturale (Ispc) del Cnr. “La contemplazione della bellezza permette di riflettere la nostra psiche verso una dimensione esterna con cui entriamo in risonanza, troviamo una corrispondenza, perciò è una forma di elevazione, aiuta a trovare una dimensione di purezza. E la possiamo cogliere nella natura, nelle relazioni sociali disinteressate, nella giustizia, nella solidarietà e nella condivisione, nell'immaginazione e nell'arte”.

Anche nella ricerca scientifica si può parlare di un'aspirazione in tal senso. Ne e è un esempio paradigmatico Paul Dirac, Nobel per la fisica nel 1933, il quale sosteneva che “le leggi fisiche devono essere dotate di bellezza matematica”, e usava il “principio di bellezza” sia come procedimento euristico sia come criterio di valutazione delle teorie. “Nella ricerca, proviamo un senso di bellezza quando ci sembra di avvicinarci al vero, all'essenza, come se un velo opaco cadesse e improvvisamente l'oggetto della nostra indagine ci apparisse nella sua luce e nella sua semplicità”, continua Pietroni.

La creazione artistica, la percezione, la tutela e la fruizione dei beni culturali e paesaggistici possono essere quindi un momento di aspirazione al buono. L'arte, inoltre, continua a essere un valido strumento per la memoria storica collettiva. “La bellezza genera benessere e vicinanza, positività, desiderio di condividere. Aiuta a riconoscere l'inutilità di un certo nostro sentire, ottuso ed egoista, vaporizza le frustrazioni e proietta verso una dimensione universale ed eterna. Ci salva dall'alienazione, dall'abbrutimento del consumismo e dell'egocentrismo”, conclude la ricercatrice. “Per questo vivere la bellezza individualmente e collettivamente e promuoverla come valore sociale genera comunicazione, coesione, rafforza la capacità di affrontare le difficoltà della vita, perché rende creativi, forti e consapevoli delle nostre fragilità e potenzialità, ci fa guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda. Genera estasi, ma anche lucidità. Contemplare la bellezza, viverla e applicarla nelle relazioni rende semplicemente felici”.

Luisa De Biagi

Fonte: Eva Pietroni, Istituto di scienze del patrimonio culturale , email eva.pietroni@cnr.it -