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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 18 - 7 ott 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Agricoltura  

Agroalimentare

Il futuro del packaging

L'industria biologica è sempre più aperta a nuove strategie e la ricerca offre nuovi scenari per la messa a punto di materiali provenienti da fonti naturali, nel tentativo di trovare alternative sostenibili, nei costi e nelle prestazioni, alle plastiche tradizionali. Grazie al suo far capo a principi di sostenibilità ambientale, alla proibizione dell'utilizzo di sostanze chimiche di sintesi e all'utilizzo di diversi canali distributivi (dalla grande distribuzione organizzata alle filiere corte), i prodotti biologici hanno conquistato la porzione di mercato composta dai consumatori attenti alla dimensione etica delle produzioni agroalimentari e scettici circa la salubrità dei prodotti alimentari convenzionali. “Alcune delle problematiche ancora da risolvere nell'industria del biologico sono legate ai limiti delle tecnologie di distribuzione dei prodotti, che spesso causano la produzione di food waste e di plastic waste”, afferma Mario Malinconico dell'Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali (Ipcb) del Cnr. “A proposito del plastic waste è bene sottolineare che la plastica di origine fossile si degrada in un arco temporale che può raggiungere i 1.000 anni, a fronte della plastica biodegradabile, che si degrada di almeno il 90% in sei mesi. Nel 2015 i prodotti plastici consumati nel mondo ammontavano a 322 milioni di tonnellate”.

L'imballaggio rappresenta il settore principale di uso delle plastiche, il ricorso alle bioplastiche costituisce, quindi, una soluzione più che auspicabile: poiché possono essere compostate, sono un esempio di economia circolare, in quanto dalla biomassa vegetale si ritorna alla biomassa grazie alla produzione di compost. “Il settore biologico soffre, come quello convenzionale, di due problemi di notevole rilevanza: la limitata shelf life dei prodotti alimentari rapidamente deperibili e la distribuzione tramite confezionamento in packaging di plastica, derivante da risorse non rinnovabili”, sottolinea il ricercatore del Cnr-Ipcb.“Il Modified Atmosphere Packaging (Map) è una tecnica di conservazione utilizzata per prolungare la shelf life degli alimenti freschi o 'minimally processed', in cui la composizione dell'aria che circonda l'alimento viene modificata e la freschezza iniziale del prodotto può così essere prolungata. Questa metodologia può essere applicata a prodotti quali la carne, la frutta e ai vegetali freschi, per i quali il Map rallenta il processo di naturale deterioramento”.

Dal Map è stata sviluppata una nuova tecnica di packaging, l'Equilibrium Modified Atmosphere Packaging (Emap) la cui crescente popolarità per frutta e altri vegetali può essere spiegata dai nuovi e consolidati stili di vita dei consumatori, che richiedono sempre più prodotti con una shelf life estesa e senza l'aggiunta di conservanti. “L'Emap è una tecnica efficace per prolungare la shelf life e rappresenta uno strumento ideale anche nei casi in cui i prodotti debbano essere trasportati su mercati distanti dalla produzione, come avviene nelle esportazioni, nel mercato alberghiero e nel commercio al dettaglio. Il dato consente ai trasformatori di incrementare la shelf life senza ricorrere a sostanze chimiche, ed è ideale anche per i prodotti biologici”, continua Malinconico. “Le pellicole utilizzate tipicamente nell'industria agroalimentare sono selettivamente traspiranti e offrono elevata trasparenza, buona sigillazione e proprietà anti condensa. Tra i benefici dell'Emap, prodotti freschi a lungo per i consumatori, maggiore opportunità per le imprese di rispondere alle esigenze della distribuzione, maggiori opportunità di branding e marketing, tracciabilità fino al consumatore”.

Map e Emap sono utilizzate dai consumatori in maniera crescente per i prodotti agricoli freschi a seguito del giudizio negativo sull'impatto ambientale dei materiali non biodegradabili derivanti dal petrolio. Da qui l'esigenza del mondo biologico di cercare soluzioni più sostenibili. “Tra le soluzioni a disposizione ci sono le pellicole bio-based biodegradabili. Allo stato attuale delle conoscenze, è possibile verificare l'adozione, nel mondo bio, di pellicole Emap innovative e sicure basate principalmente sull'utilizzo di materie prime rinnovabili, biodegradabili e environmentally friendly, che mirano al miglioramento della shelf life, della qualità e della sicurezza di specifici prodotti agricoli ad alto valore aggiunto”, precisa il ricercatore.

Esperimenti full scale effettuati presso il Cnr sono stati realizzati nel progetto europeo Hortibiopack e nel progetto Biodegrapack del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali attualmente in corso. Alle sperimentazioni ha collaborato anche Salvo D'Aquino dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Sassari, al fine di validare la performance del nuovo sistema Emap ottimizzato. “Grazie alla riduzione dell'umidità relativa, il nuovo sistema basato sull'impiego di film in acido polilattico (Pla) di spessore di circa 20 microns opportunamente microperforati al laser, fornisce una perdita di peso considerevolmente minore rispetto ai frutti non confezionati e riduce la marcescenza rispetto al packaging Opp convenzionale. Come risultato, esso offre una shelf life prolungata. In base alla legislazione europea sulla gestione dei rifiuti derivanti dal packaging e dalle plastiche biodegradabili, il materiale risulta biodegradabile e può essere smaltito insieme ai rifiuti di cibo e avviato a compostaggio industriale”, conclude Malinconico.

Marina Landolfi

Fonte: Mario Malinconico, Istituto per i polimeri, compositi e biomateriali del Cnr, Pozzuoli (Na), tel. 081/8675212 , email mario.malinconico@ipcb.cnr.it -