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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 15 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Un posto dove tornare  

Ambiente

Dolomiti: ghiacciai addio?

Sembra la rassegnata consapevolezza che una storia importante sia finita, che chi avevamo intenzionalmente scelto, a nostro modo conquistato e poi amato ora non è più qui a confortarci. La montagna, con i suoi ghiacciai, è un po' così… Compagna di vita che non ti abbandona mai ma rimane lì ad aspettarti, pronta ad accogliere le tue gioie o le tue frustrazioni per cercare, a suo modo e senza in verità fare nulla, di esaltarle o sopirle. Sei tu che quando la raggiungi ne accogli parte di ciò che ti è permesso in quel momento.

Ma la montagna sta cambiando; non lentamente o impercettibilmente, come siamo abituati a immaginare cambino i vecchi come lei. Lo sta facendo rapidamente, ferita e apparentemente con poche difese di fronte a una comunità mondiale che, solo a parole, si rende conto di quanto la sua impronta sia diventata pesante e indelebile, ma che in concreto fa poco per arginare il suo impeto distruttivo e ingombrante.

Una comunità mondiale che, localmente, inventa palliativi per, a detta sua, porre un freno a quello che sta succedendo, ancora una volta spinta dall'irrefrenabile e innata convinzione di esserne la dominatrice. Sciare ad ogni costo, anche su strisce bianche artificiali che stonano in mezzo a boschi in attesa di una neve naturale che tarda sempre di più ad arrivare e che saluta gradualmente, anno dopo anno, con maggior anticipo inverni sempre più miti. Coprire i residui di ghiacciai in passato detti “eterni” con teli bianchi di plastica, per spostare qualche anno in avanti l'agonia di pochi ettari quadrati di criosfera alpina. Agire alla fonte del problema, questo è quello che si dovrebbe fare, ma per ora non lo si fa e gli alpinisti che iniziano a non riconoscere più i paesaggi cristallizzati nei loro ricordi e in quelli dei loro avi, abbandonano, per l'estrema pericolosità, itinerari considerati da sempre sicuri, le classiche delle Alpi.

Tra le montagne più belle del Pianeta, riconosciute patrimonio naturale dell'umanità dall'Unesco nel 2009, vi sono le Dolomiti, con l'iconica “regina”, la Marmolada. In soli 10 anni il suo ghiacciaio si è ridotto in volume del 30%, mentre la diminuzione areale è stata del 22%. A rivelarlo, uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche, delle Università di Genova e Trieste, dell'Università gallese di Aberystwyth e dall'Arpa Veneto, che ha messo a confronto due rilievi geofisici sul ghiacciaio effettuati nel 2004 e nel 2015. Il lavoro “Recent evolution of Marmolada glacier (Dolomites, Italy) by means of ground and airborne Gpr surveys” è stato pubblicato alcuni mesi fa sulla rivista “Remote Sensing of the Environment”.

Il primo rilievo è stato acquisito usando un Ground penetrating radar (Gpr) terrestre, tecnologia non invasiva utilizzata in geofisica. Il secondo, invece, usando dati raccolti in volo con Gpr da elicottero. In questo modo è stato possibile ricostruire due modelli 3D del ghiacciaio che hanno permesso di misurare con precisione non solo le caratteristiche interne e morfologiche, ma anche l'evoluzione recente nel corso del decennio, quantificato in termini volumetrici.

Il ghiacciaio, un tempo massa glaciale unica, è ora frammentato e suddiviso in varie unità e questo aspetto sta ulteriormente minando la tenuta del ghiacciaio della Marmolada, accelerandone la già forte e rapida fusione. Se il tasso di riduzione continuerà di pari passo come nel decennio analizzato, e quindi in pratica anche se l'aumento della temperatura media globale dovesse arrestarsi rimanendo sui valori attuali, nel giro dei prossimi 25-30 anni il ghiacciaio sarà praticamente scomparso, lasciando il posto solo a piccole placche residue di ghiaccio e nevato, alimentate dalle valanghe e protette dall'ombra delle pareti rocciose più elevate, non più dotate di crepacci e di movimento. Tutti i ghiacciai delle Alpi al di sotto dei 3.500 metri di quota sono infatti in totale disequilibrio con il clima attuale, in pratica non dovrebbero nemmeno essere lì.

La Marmolada, secondo questo studio scientifico, potrebbe diventare come appare ora quello che resta del ghiacciaio del Canin, noto per essere quello a più bassa quota delle Alpi assieme al Montasio (entrambi nelle Alpi Giulie). I ghiacciai delle Alpi orientali si sono ridotti in 150 anni del 96% in volume e dell'82% in area, e solo negli ultimi 30 anni la riduzione di area è stata del 70% circa.

(Si ringrazia Rita Bugliosi per la collaborazione)

Renato Colucci

Fonte: Renato Colucci, Istituto di scienze marine, Trieste , email r.colucci@ts.ismar.cnr.it -