Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 13 - 1 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Il nuovo lavoro  

Ambiente

Il Green New Deal arriva nei campi

Il lockdown ha determinato maggiore attenzione allo stato di salute dell'ambiente e alle tematiche a esso connesse. “La pandemia e il conseguente blocco di molte attività hanno determinato un assetto diverso della società e ricadute positive a livello ambientale, anche se temporanee”, spiega Beniamino Gioli dell'Istituto per la bioeconomia (Ibe) del Cnr. “Le emissioni di CO2 da combustibili fossili sono calate nei vari Paesi fino al 20% durante la fase di chiusura, mentre le proiezioni relative all'intero 2020 parlano di una riduzione globale tra il 4 e il 7%. Numeri non trascurabili ma temporanei, non replicabili, non strutturali e ottenuti con altissimi costi sanitari ed economici”.

Questa condizione transitoria di migliorata qualità degli ecosistemi dovuta al blocco forzato di numerose attività industriali e antropiche ha risvegliato in molti l'interesse verso tematiche legate all'economia sostenibile e al progetto europeo del Green New Deal, inserito dal presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen nell'agenda programmatica e che mira a trasformare il Vecchio Continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

“La massiccia decarbonizzazione delle nostre società, prevista dal New Green Deal europeo, non passerà certo attraverso un 'modello lockdown', ma piuttosto attraverso nuovi modelli di sviluppo di importanti settori della nostra economia”, prosegue il ricercatore del Cnr-Ibe.

Uno degli ambiti in cui l'Europa sta investendo molto, per incentivare una trasformazione sostenibile, è l'agricoltura, caratterizzata al contempo da complessità e da enormi potenzialità. “L'agricoltura è tra i comparti maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra, insieme ai settori industriale, dei trasporti e della produzione di energia. È, inoltre, un forte contributore al riscaldamento globale, tramite le emissioni in atmosfera di diversi composti responsabili del cambiamento climatico, quali il metano legato agli allevamenti intensivi, il protossido di azoto collegato alla fertilizzazione azotata, la CO2 connessa ai processi e alle lavorazioni in campo e lungo le filiere. L'agricoltura ha anche un impatto sulla qualità dell'aria, soprattutto tramite le emissioni di composti precursori dell'aerosol secondario, cioè composti quali l'ammoniaca che, ricombinandosi in atmosfera, contribuiscono alla formazione delle polveri sottili”.

L'agricoltura, grazie anche alle nuove generazioni più attente all'ambiente e alla sostenibilità, sta però cambiando ed è proiettata verso l'innovazione e l'alta tecnologica. Da un recente studio sull'agricoltura 4.0 dell'osservatorio Smart agrifood della School of managment del Politecnico di Milano e del laboratorio Rise (Research,Innovation for smart enterprises) dell'Università di Brescia è emerso che il settore è in piena crescita registrando il 22% in più rispetto al 2018 e che nel comparto dell'agricoltura 4.0 ci sono 415 proposte dedicate soprattutto all'agricoltura di precisione e provenienti da 160 aziende agricole tradizionali e da startup. “Nel settore agricolo stanno nascendo nuove professionalità, che portano allo sviluppo di un'agricoltura 4.0, digitale e di precisione, con nuove tecnologie in campo sensoristico. Un esempio è dato dalla possibilità di monitorare i campi con satelliti, sensori e droni, accrescendo così il livello di conoscenza e guidando gli interventi in campo in base a esigenze di specifiche filiere e colture, con vantaggi ambientali ed economici”, conclude Gioli. “Ma c'è anche la possibilità di ottenere nuove varietà di coltivazioni e piante in grado di resistere agli stress climatici e alle malattie, diminuendo l'impiego di agrofarmaci, come anche l'opportunità di sviluppare nuove piante grazie alle tecnologie digitali nel campo della fenotipizzazione. I nuovi agricoltori devono, dunque, conoscere sensori e tecnologie, gestire dati spaziali e imparare a tradurre l'informazione contenuta in questi dati nelle azioni più corrette e sostenibili per la loro realtà. E questo legame tra il dato e l'azione in campo non può ancora essere demandato a semplici automatismi, ma deve essere mediato dall'esperienza e dalla professionalità degli agricoltori”.

Stefania Petraccone

Fonte: Beniamino Gioli, Istituto per la bioeconomia , email beniamino.gioli@ibe.cnr.it -