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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 1 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Il nuovo lavoro  

Tecnologia

L'intelligenza artificiale? Utile ma ancora debole

Lo sviluppo della robotica e dell'Intelligenza artificiale è oggi una realtà sempre più tangibile, dal campo medico a quello della ristorazione, dal settore industriale a quello turistico. E in alcune mansioni i robot non si limitano ad affiancare gli uomini, ma li sostituiscono. “Sgombriamo subito il campo da un grande equivoco: impegnare il robot in lavori ripetitivi, che non richiedono abilità cognitive complesse, oggi non è una scelta etica ma una necessità dovuta alle limitazioni tecnologiche”, afferma Umberto Maniscalco dell'Istituto di calcolo e reti ad alte prestazioni (Icar) del Consiglio nazionale delle ricerche. “La possibilità che le macchine diventino istruite o sviluppino processi di pensiero simili a quelli umani (Intelligenza artificiale forte), oggi è una realtà ancora tutta da costruire. Molto più verosimile è la possibilità di risolvere specifici problemi o di fare ragionamenti privi di auto-consapevolezza (Intelligenza artificiale debole)".

Ovviamente, l'idea di servirsi dei robot in situazioni in cui l'intervento dell'uomo è non consigliabile o addirittura impossibile non nasce con l'emergenza sanitaria. Ma in questo periodo c'è stato un grande impiego di robot e il proliferare di progetti di ricerca in questo campo. “I robot sono stati utilizzati per misurare la temperatura delle persone, per la sanificazione degli ambienti, per l'assistenza ai pazienti Covid a domicilio o nei reparti ospedalieri dedicati. Ma sono stati usati anche per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contaminati”, continua il ricercatore del Cnr-Icar. “Esistono diversi campi di applicazione in cui il loro uso è un vantaggio. In ambito sanitario, Il Cnr-Icar è impegnato in un progetto che prevede l'utilizzo del robot umanoide come assistente di pazienti che seguono una terapia post operatoria cardiovascolare presso il proprio domicilio. Il robot in questo caso, oltre a verificare che il paziente segua la terapia prescritta, rileva parametri fondamentali per il medico e, sulla base di dialoghi con il paziente, rileva il suo stato d'animo, fornendo un dato importante per valutare l'efficacia della terapia. Un altro esempio riguarda l'ambito museale/didattico. L'applicazione si chiama AI4Museum e impiega, oltre a una macchina olografica per la visualizzazione degli oggetti 3D, un robot umanoide in grado di rispondere a domande sulla vita e le opere di Leonardo da Vinci. Anche in questo caso si tratta di uno strumento didattico non di un sostituto del docente”.

Queste nuove tecnologie hanno fatto passi da gigante e l'automazione è ormai interna inserita nei team di lavoro delle aziende, non essendo più percepita come un limite bensì come una risorsa. “I benefici derivanti dall'impiego di robot in lavori pericolosi, stancanti, ripetitivi sono evidenti. Meno visibili, ma spesso addirittura maggiori, sono quelli in situazioni in cui collaborano con l'uomo”, continua il ricercatore del Cnr-Icar. “In questi casi, l'impiego del robot spesso è determinante per il successo dell'attività e accresce enormemente l'efficacia dell'azione.  Nel campo della didattica, ad esempio, specie in età scolare, il robot può rappresentare un ausilio formidabile: è dimostrato che i bambini entrano immediatamente in empatia con i robot umanoidi e questo fa sì che prestino maggiore attenzione a quello che dice il robot che a ciò che dice l'insegnante. Un altro esempio di team uomo-robot efficace è il loro impiego nelle terapie delle malattie dello spettro autistico. Sembra infatti che il robot riesca a essere un ottimo mediatore tra il paziente e il terapeuta”.

Ovviamente l'introduzione massiccia dei robot e, più in generale, dell'Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro ha anche degli svantaggi. “La tecnologia anche se non riduce il lavoro lo trasforma, pertanto le aziende dovranno pagare il costo della riqualificazione di una generazione di lavoratori, mentre la comunità dovrà sostenere il costo sociale di un'altra generazione, ormai troppo anziana per essere riqualificata”, conclude Maniscalco.

Naomi Di Roberto

Fonte: Umberto Maniscalco , Istituto di calcolo e reti ad alte prestazioni, email umberto.maniscalco@icar.cnr.it