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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 6 mag 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Ripartenza  

Salute

Il nuovo medico di famiglia? Sarà 2.0

Oggi il Coronavirus ci sembra l'unica patologia contro cui combattere. Ma se analizziamo i dati statistici, a causare la maggiore morbilità e mortalità nel mondo restano le malattie cardiovascolari e quelle oncologiche. “I numeri dei malati cronici o con patologie severe sono sbalorditivi: in Italia i diabetici sono oltre 4 milioni, i cardiopatici 1,5 milioni e i ricoveri ospedalieri per disturbi cardiovascolari oltre un milione l'anno, i nefropatici superano il milione e i pazienti oncologici in terapia sono oltre 2 milioni”, esordisce Giorgio Iervasi, direttore dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa. “Non solo: gli interventi chirurgici oncologici effettuati in un anno sono circa 300mila e il 30% della popolazione adulta è ipertesa; ci sono poi altre categorie fragili come le donne in gravidanza, gli anziani con pluripatologie, i disabili… Il nostro sistema sanitario e la nostra ricerca medica sono in buono stato, si fondano su basi e linee guida generali valide, contano un buon rapporto tra ospedali e territorio e vantano molte punte di eccellenza. Ma l'attuale pandemia rende necessario rinforzarli e supportarli maggiormente: si pensi solo ai molti casi di chirurgia oncologica e ordinaria che sono stati rimandati”.

Il problema è ovviamente anche la comprensibile cautela degli altri malati nell'avvicinarsi agli ospedali: triage e reparti sono location potenzialmente infettive che una persona debilitata e immunodepressa deve valutare se raggiungere, in un rapporto rischi-benefici non semplice. Il presidente della Società italiana di cardiologia Ciro Indolfi ha lanciato l'allarme sul dimezzamento, dovuto alla paura del contagio, degli accessi per infarto al pronto soccorso. Per recuperare uno stato di normalità bisogna quindi pensare a una riorganizzazione della medicina ospedaliera e non. “La Covid-19 ci fa riflettere su una nuova forma di medicina nel breve periodo e su un'assistenza medica che punti sul territorio e razionalizzi il flusso dei pazienti in ospedale”, spiega il direttore del Cnr-Ifc. “È necessario riportare al centro del rapporto con i pazienti la figura del medico di famiglia, supportato da altri specialisti e dalla tecnologia. Nel post Covid-19 dovrà divenire una regola il non recarsi con l'attuale frequenza presso gli ospedali, soprattutto per quanti sono affetti da malattie croniche o acute, per le donne in gravidanza, gli anziani e, in generale, per tutte le persone fragili”.

Un rapporto più diretto medico-paziente potrebbe essere utile anche per contrastare stati di paura e di depressione come quelli di questo periodo di pandemia, che hanno portato alcuni malati a non comunicare i propri peggioramenti per paura del ricovero, aggravando il loro stato di salute. “Il contatto diretto medico-paziente diventerà, insomma, ancora più importante per creare un legame forte a livello personale e con il territorio. Questo approccio migliorerebbe il monitoraggio del servizio sanitario consentendo una mappatura chiara dello stato di salute generale. Con l'utilizzo della tecnologia si potrebbe velocizzare poi lo scambio di informazioni con gli specialisti, avere in tempo reale un feedback sullo stato di salute del paziente e valutare l'eventuale intervento o terapia”, continua Iervasi.

Bisogna ripensare la medicina sul territorio, modificare il sistema affinché sia in grado di rispondere in modo intelligente, razionale e flessibile alle emergenze che potranno verificarsi in futuro, avere una visione prospettica, dare la giusta attenzione a tutto il sistema e puntare a una medicina sempre più personalizzata. “Bisogna poi investire sulla ricerca biomedica applicatae sugli strumenti telematici nella medicina di base per agire precocemente e razionalizzare il flusso di assistenza ospedaliera”, conclude il direttore dell'Istituto. “E questo lo si potrà realizzare solo restituendo al medico di base il ruolo centrale e attivo che aveva e che si è andato affievolendo, supportandolo con strumenti operativi moderni senza che questi lo surroghino e affidandogli il ruolo di perno della salute pubblica e di tramite con il servizio ospedaliero”.

Stefania Petraccone

Fonte: Giorgio Iervasi, Istituto di fisiologia clinica, Pisa, tel. 050/31520163302 , email iervasi@ifc.cnr.it -