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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 22 apr 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Calamit  

Agroalimentare

L'ottava piaga biblica

Raccolti devastati e popolazione a rischio di sopravvivenza: è l'effetto dell'invasione delle locuste del deserto che, dallo scorso anno, sta devastando alcune regioni del Corno d'Africa: Somalia, Etiopia, Kenya, Congo e Sudan, mettendo in ginocchio paesi già stremati da fame, instabilità politica e siccità. Per la Fao è una delle peggiori invasioni degli ultimi anni e rischia di spostarsi verso l'Africa occidentale, provocando danni ingenti all'intero continente. Mettere a punto azioni di soccorso è oltremodo difficile quando le restrizioni sanitarie per il Coronavirus impongono la massima precauzione.

In Africa questo fenomeno è ciclico e atavico, viene descritto già nella Bibbia come una delle punizioni che Dio inflisse agli Egizi affinché liberassero gli Israeliti dalla schiavitù. A ricordarcelo, film come lo storico “I dieci comandamenti” del 1956, la miniserie televisiva “Mosè” del 1995 o il film animato “Il principe d'Egitto” (1998). Ma non si tratta di fiction. Questi insetti possono essere un vero flagello, come dimostrano gli sciami devastanti del 1915 in Palestina e Siria, del 2003-2005 in Africa occidentale e del 2019-2020, esteso dall'Africa orientale al Pakistan.

“Il nome scientifico della locusta del deserto, Schistocerca gregaria, si riferisce proprio alla caratteristica di riunirsi in grossi sciami e di diventare nomade e migratrice. Negli stadi giovanili l'insetto non ha ali, mangia tutto il tempo per crescere in fretta e solo da adulto diventa un potente volatore: può percorrere grandi distanze, consumando la maggior parte della vegetazione ovunque si stabilisca lo sciame”, spiega Diego Fontaneto dell'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Gli sciami volano in favore di vento e possono percorrere fino a 200 chilometri in un giorno, a un'altezza massima di circa 2.000 metri sul livello del mare; attraversano regolarmente in volo il Mar Rosso, hanno superato l'Oceano Atlantico dall'Africa ai Caraibi in dieci giorni durante l'esplosione numerica del 1987-1989 e nel 1869 sono arrivate fino in Inghilterra. Si stima che consumino ogni giorno l'equivalente del loro peso corporeo, circa 2 grammi. Un singolo sciame può contenere fino a 80 milioni di locuste per chilometro quadrato, coprendo aree di oltre 1.000 chilometri quadrati. Quindi, 80 milioni di locuste per 2 grammi, il che equivale a 160 tonnellate di vegetazione mangiata ogni giorno per chilometro quadrato. Si nutrono di foglie, germogli, fiori, frutta, semi, steli e corteccia”.

Quasi ogni zona del mondo ha almeno una specie di locusta, anche in Europa esistono, ma la consistenza dei danni di questo insetto è inversamente proporzionale  all'efficacia dei sistemi di allerta preventiva e controllo sul luogo. La prevenzione, con l'azione mirata a seguito di sistemi di allerta, è il metodo più usato per evitare l'insorgere delle invasioni. “Il sistema informativo integrato della Fao di prevenzione per la locusta del deserto ha sede a Roma e monitora quotidianamente, da remoto e sul campo, le condizioni meteorologiche, climatiche, ambientali e le densità degli insetti”, continua il ricercatore. “In genere, si agisce con la disinfestazione mirata sulle aree colpite e la distruzione meccanica degli stadi giovanili. In zone vastissime tra Asia e Africa, la scarsità delle unità di personale che possa agire a livello locale rende difficile il monitoraggio. Al contempo, il mondo della ricerca si concentra sullo studio di nuovi insetticidi e biopesticidi specifici che non danneggino l'ambiente”.

Il clima è un fattore decisivo negli spostamenti: “Quando la pioggia favorisce la crescita rapida della vegetazione, le cavallette passano dalla fase solitaria a quella gregaria e migratrice per la competizione per il cibo”, conclude Fontaneto. “Un evento raro, avvenuto con due cicloni successivi nel 2018, ha portato piogge nel deserto tra Arabia Saudita, Yemen e Oman, favorendo la crescita delle locuste; nel 2019 il loro spostamento è stato favorito da ulteriori piogge nel Corno d'Africa dove si sono create le condizioni per gli attuali, enormi sciami”.

Sandra Fiore

Fonte: Diego Fontaneto, Istituto di ricerca sulle acque, tel. 0323/518363 , email diego.fontaneto@cnr.it -