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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 11 ago 2010
ISSN 2037-4801

Focus - Montagna  

Ambiente

Attenzione, (in) pericolo vipere

Durante le escursioni in montagna può capitare di imbattersi in serpenti. In Italia vivono rappresentanti di due famiglie: i colubridi e i viperidi. I primi sono totalmente innocui, i secondi, rappresentati da quattro specie - Vipera aspis, V. ursinii, V. berus, V. ammodite - sono invece velenosi. L'immaginario collettivo ha probabilmente ingigantito i rischi derivanti dalla vipera italiana, che raramente è mortale: la possibilità di essere morsi è infatti piuttosto remota, soprattutto se si adottano norme di cautela come indossare scarponcini alti e calzettoni, fare attenzione quando si raccolgono funghi o erbe, usare un bastone per allontanare rami e foglie.

In pericolo più dell'uomo è invece proprio la vipera. Come emerge da uno studio condotto da studiosi italiani, inglesi, francesi, nigeriani e australiani, pubblicato sulla rivista della Royal Society di Londra, su 17 popolazioni di serpenti monitorate dagli anni '80, 11 sono diminuite tra il 1997 e il 2000. Tra queste, la vipera dell'Orsini (V. ursinii), una timida e piccola vipera, lunga 40-50 cm, poco velenosa, che vive nelle praterie erbose di altitudine tra 1.400 e 2.400 m s.l.m., dove sono presenti i pulvini di ginepro prostrato (Juniperus communis nana), quali alcuni massicci montuosi dell'Italia centrale come il Gran Sasso d'Italia, il Monte Velino, il Monte Marsicano.

"Questa specie è in estinzione a livello globale - poche popolazioni si trovano in Francia, Balcani e Ungheria - tanto da essere catalogata come specie 'minacciata' dall'Uicn (Unione internazionale conservazione della natura)", spiega Giovanni Amori dell'Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr, uno degli autori dello studio.  "La riduzione della popolazione di questa vipera montana potrebbe essere strettamente legata alla diminuzione della densità dei roditori di cui si nutre", tra cui, in Italia, l'arvicola delle nevi (Chionomys nivalis).

"Il declino dei roditori su vasta scala, e quindi anche in montagna", aggiunge il ricercatore, "sembra essere collegato agli eventi di El Niño/La Niña del 1997-1998. Questi fenomeni meteorologici - i più intensi finora registrati - producono variazioni climatiche repentine e violente di segno opposto: periodi molto piovosi per il Niño seguiti da fasi molto aride per gli effetti della Niña e viceversa. Queste oscillazioni hanno effetti nefasti sui roditori, particolarmente sensibili a variazioni di umidità e aridità, e indirettamente sui loro predatori, i serpenti".

Rosanna Dassisti

Fonte: Giovanni Amori, aaa, tel. www , email g.amori@ise.cnr.it -