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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 10 gen 2018
ISSN 2037-4801

Focus  

Ambiente

Cinquant'anni dall'alluvione 'industriale'

Nel novembre del 1968 una straordinaria alluvione interessò il territorio biellese, soprattutto la Valle di Mosso e Strona, con conseguenze drammatiche per il territorio e la popolazione. “Nei primi giorni del mese, dopo un periodo di caldo anomalo con temperature ancora estive, si registrarono le prime precipitazioni che, a causa dell'elevata temperatura, furono a carattere piovoso anche in alta quota; sporadiche nevicate si registrarono solo oltre i 2.000 metri”, ricorda Paola Salvati dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Il primo novembre piovve ininterrottamente per 12 ore, saturando il terreno sul quale poi si concentrarono le piogge del 2 e del 3, che in alcuni pluviometri registrarono misure da primato. In molte stazioni pluviometriche della regione, come quella di Marmo (Vb) e Trivero (Bi), in 72 ore si misurarono rispettivamente 682 e 526 millimetri di pioggia che portarono in breve tempo alla evoluzione delle piene dei corsi d'acqua e alla formazione dei colmi principalmente nei bacini dei fiumi Tanaro, Sesia e Toce”.

Le conseguenze furono tragiche: in tutto il Piemonte persero la vita 86 persone, 60 nel solo biellese, di cui 10 minori, i feriti furono oltre un centinaio e l'economia del territorio fu messa in ginocchio. Dei morti 58 furono solo della valle Strona, molti dei quali trovati tempo dopo a chilometri di distanza. Più di 300 famiglie rimasero senza casa e alcune spole dei tanti lanifici della valle vennero ritrovate a Vercelli. I morti in realtà sarebbero potuti essere di più, ma per una sorta di fortuna, la tragedia avvenne, in pieno 'boom' economico, tra il sabato e la domenica. I lavoratori italiani a quel tempo avevano da poco conquistato il riposo anche il sabato, oltre che la domenica, e questo fece sì che fossero vuote molte industrie laniere delle valli biellesi, durante la settima piene di dipendenti.

Nel complesso, furono moltissime le località che subirono danni e non solo nelle campagne e lungo le valli montane: le acque sommersero anche parte della citta di Alba, la parte bassa di Asti, gli abitati di Incisa Scapaccino, Castelnuovo Belbo, Nizza Monferrato, Canelli. Vennero parzialmente allagati Vercelli e Trino Vercellese. Frane, crolli ed esondazioni si ebbero un po' ovunque, ma l'epicentro distruttivo fu nella valle dello Strona e i comuni più colpiti furono Valle Mosso, Veglio, Strona e Mosso Santa Maria. “È stato verificato che i più alti valori delle portate al colmo si ebbero nel bacino del Sesia, dove il torrente Mastellona a Ponte Folle e lo stesso Sesia a Vercelli superarono notevolmente i massimi registrati in precedenza”, continua la ricercatrice. “Per altri torrenti il confronto con i valori precedenti non fu possibile, poiché al tempo quelle aste non erano strumentate e quindi prive di osservazioni idrometriche. Vennero però considerate eccezionali le piene dei torrenti Strona di Cossato a Valle Mosso, Strona di Guardaboscone a Roncole e del torrente Elvo a Sordevolo”.

Ricostruire a distanza di così tanti anni l'atmosfera e le drammatiche situazioni che si presentarono lungo le valli biellesi, non è facile. “Bisogna immaginare le valli piombare nel buio per ore, la fornitura di elettricità interrompersi del tutto, l'impossibilità di comunicare o ricevere notizie, la difficoltà dei soccorritori nel raggiungere le località devastate a causa dei ponti crollati e delle strade franate”, conclude Salvati “Tutte le vie di accesso al biellese infatti rimasero interrotte. Solo nel piccolo centro abitato Valle Mosso 250 abitazioni, 100 fabbriche e 350 aziende artigiane furono divelte dalla piena del torrente Strona”.

Complessivamente i danni economici furono ingentissimi, 30 miliardi delle lire dell'epoca, e l'alluvione fu definita 'industriale' perché, oltre alle abitazioni colpì 15mila posti di lavoro nell'industria tessile. Malgrado l'assenza di un sistema organico di protezione civile, gli abitanti del territorio si attivarono e ripristinarono le fabbriche danneggiate, riuscendo così a tornare al lavoro in tempi brevi.

Nicoletta Paolillo

Fonte: Paola Salvati, Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, Perugia, tel. 075/5014 427 , email paola.salvati@irpi.cnr.it -