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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 10 gen 2018
ISSN 2037-4801

Focus  

Cultura

Un laboratorio sociale

Quando si parla di '68 ci si riferisce al movimento che si diffuse prevalentemente nelle università, critico verso l'organizzazione della società occidentale che sfociò in un conflitto tra generazioni e tra studenti e autorità costituita: docenti, politici, etc. Conflitto e critica che trovarono la loro espressione più clamorosa nelle manifestazioni avvenute nell'università di Berkeley negli Stati Uniti, da alcuni considerate la 'scintilla' di tutto il processo, e poi nelle contestazioni studentesche esplose in tutta Europa: dalla rivolta di Valle Giulia al cosiddetto 'Maggio francese'.

“Oggetto della critica di quei movimenti erano le forme dell'organizzazione capitalistica e le relative istituzioni sociali, in particolare quelle educative, considerate alienanti e oppressive”, dice Paolo Landri, dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpss) del Cnr. “Nel caso italiano, il '68 si è tradotto ad esempio in una spinta importante per giungere a una più ampia partecipazione ai meccanismi delle istituzioni educative e della ricerca, di cui è esempio la riforma degli organi collegiali del '74. Il movimento ha inoltre messo in discussione le pratiche pedagogiche e formative, avviandole su percorsi maggiormente inclusivi ed egualitari”.

La contestazione giovanile, si saldò con altri movimenti di rinnovamento sociale e culturale. “Conseguenza del fermento del '68 è in qualche modo anche la Legge Basaglia del 1978, che portò all'abolizione dei manicomi. Ma lo sono anche le politiche sociali sulle pari opportunità”, prosegue il ricercatore. “Il '68 non fu, insomma, un evento passeggero ma l'avvio di nuove pratiche istituzionali”.

Il movimento studentesco fu caratterizzato da forti contraddizioni. “Basti pensare alla deriva violenta anti-capitalistica, che portò alcuni degli attivisti alla scelta della lotta armata, sfociata nella stagione del terrorismo alla fine degli anni '70”, continua Landri. "In conclusione, si può dire che il '68 è stato un laboratorio di trasformazione sociale. Se il desiderio di cambiare radicalmente il mondo è fallito, è incontestabile che il '68 abbia avviato un processo di mutamento profondo della cultura contemporanea, favorendo il cambiamento delle istituzioni”.

Anna Capasso

Fonte: Paolo Landri, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Penta di Fisciano, tel. 089/891850 , email paolo.landri@irpps.cnr.it -