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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 10 gen 2018
ISSN 2037-4801

Focus  

Salute

In Vietnam la guerra è anche chimica

Iniziata a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, la protesta contro la guerra in Vietnam raggiunge l'apice nel '68: è in questo anno che il conflitto nel Paese asiatico si intensifica, con la presenza delle truppe statunitensi che tocca il mezzo milione di soldati. È inoltre in quest'anno che emerge l'uso da parte degli Stati Uniti di armi chimiche.

“L'esercito statunitense aveva a disposizione in Vietnam un ampio arsenale di agenti chimici ad azione incendiaria, irritante o defoliante, che sono stati disseminati in quantità enormi sul territorio”, spiega Matteo Guidotti dell'Istituto di scienze e tecnologie molecolari (Istm) del Cnr di Milano. “Dal punto di vista strettamente tecnico, non tutti i composti utilizzati erano però classificabili come 'armi chimiche', poiché in molti casi il loro impiego era mirato non a un'azione tossica diretta su uomini e animali, ma a contrastare la guerriglia avversaria con azioni di tipo tattico. Tuttavia, l'uso di queste sostanze ha causato danni gravi e permanenti sulla popolazione, sull'ambiente e sui veterani americani”.

Sono tre le sostanze simbolo di questo conflitto: il Napalm, l'Agente arancio e il lacrimogeno CS. “Il Napalm è una miscela di idrocarburi gelificati e ispessiti con additivi, quali polistirene o sali gelificanti di alluminio - naftenati e palmitati, da cui il nome 'na-palm' -, impiegata come fluido combustibile per lanciafiamme e bombe incendiarie”, prosegue Guidotti. “In Vietnam, questa sostanza era usata per distruggere e bruciare le aree della foresta in cui potevano nascondersi i guerriglieri. Si stima che siano state lanciate più di 380.000 tonnellate di bombe al Napalm e, considerando che ciascuna bomba in media era in grado di carbonizzare una superficie di circa 2.000 metri quadrati di terreno, si ha un'idea del potenziale distruttivo messo in campo”.

L'Agente arancio nasce invece come erbicida e il suo uso militare doveva servire a rimuovere le foglie degli alberi, così da privare i Viet Cong della copertura del manto vegetale. “Agente arancio è il nome in codice per una miscela di composti diserbanti e defoglianti, principalmente a base di acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2,4,5-T) e 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D). Queste molecole stimolando in modo incontrollato la crescita delle piante provocano la perdita rapida delle foglie delle piante ad alto fusto e la morte dei vegetali”, continua il ricercatore. “L'Agente arancio di uso bellico era pesantemente contaminato da 2,3,7,8-tetraclorodibenzodiossina, nota comunemente come diossina, e poiché durante la guerra sono stati dispersi sul terreno più di 72 milioni di litri di diserbanti, quasi mezzo milione di bambini che vivevano sul posto hanno sviluppato gravi problemi: malattie genetiche, malformazioni e problemi oncologici”.

La terza sostanza usata, il CS, orto-clorobenzilidenmalononitrile, è il composto lacrimogeno più diffuso ancora oggi come agente antisommossa fra le forze di polizia di tutto il mondo. “Il CS in Vietnam veniva insufflato all'interno dei nascondigli sotterranei dei guerriglieri per forzarli a uscire e portarli allo scontro diretto. Il suo utilizzo ha determinato numerosissimi casi di asfissia, intossicazione diretta e danni irreversibili a lungo termine. Gli organi bersaglio della sostanza sono gli occhi, l'apparato respiratorio, la pelle e il tratto gastrointestinale”, conclude Guidotti. “Si stima che oltre 9.000 tonnellate di CS siano state sparse in molte aree rurali del Paese tra il 1964 e il 1970; a questa contaminazione ambientale residua si assommano poi i numerosi depositi di agenti chimici inutilizzati abbandonati dall'esercito americano nelle provincie del Vietnam meridionale”.

Rita Bugliosi

Fonte: Matteo Guidotti, Istituto di scienze e tecnologie molecolari, Milano, tel. 02/50314428 , email m.guidotti@istm.cnr.it -