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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 16 nov 2016
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

In Emilia, scoperta la proteina che rallenta la Sla

Un gruppo di ricercatori del dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze dell'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) coordinato da Serena Carra ha individuato un complesso proteico (Hspb8-Bag3-Hsp70) in grado di rallentare il decorso di malattie come la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), patologie provocate cioè dall'accumulo nelle cellule di complessi Rna, proteine anomale che alterano le normali attività cellulari e che con il tempo determinano un deficit della funzionalità del sistema nervoso centrale. La Sla è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose cerebrali e quelle del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria.

I test sono stati effettuati su modelli cellulari e sul moscerino della frutta e consentono di ipotizzare una terapia sull'uomo, dal momento che questa proteina sembra favorire il mantenimento della corretta funzionalità e vitalità cellulare. L'ipotesi è confermata da un altro studio al quale hanno lavorato ricercatori stranieri e italiani, tra cui Angelo Poletti dell'Università di Milano, dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari. I risultati del team di Carra sono stati pubblicati su 'Molecular Cell' e 'Human Molecular Genetics'. Gli studi sono stati finanziati dai fondi raccolti dall'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), grazie alla campagna dell'Ice Bucket Challenge che, con le sfide a colpi di secchiate di acqua fredda, ha coinvolto milioni di italiani nel 2014 e per cui l'Aisla ha ricevuto 2,4 milioni di donazioni con i quali ha finanziato 15 progetti di ricerca, tra cui quello dell'Unimore.