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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 5 ott 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Cammini  

Cultura

A Roma il Parco della Regina viarum

Grazie alla volontà degli antichi Romani di garantire spostamenti celeri alle legioni, Roma è collegata a tutta la Penisola tramite dieci strade consolari. Tra queste spicca la via Appia, chiamata Regina viarum sia per la maestosità del progetto sia per l'impatto economico e militare che ebbe per tanti secoli: oltre a favorire un rapido movimento degli eserciti da e verso il sud Italia, diventò infatti ben presto anche una trafficata arteria di commercio, facilitando l'arrivo nell'Urbe dei manufatti provenienti dalla Magna Grecia. Voluta dal censore Claudio Cieco fu iniziata nel 312 a.C. e i lavori proseguirono fino al 190 a.C., quando da Porta Capena arrivò fino a Brindisi.

I tratti meglio conservati e più ampi sono valorizzati allo scopo di non dimenticare la ricca storia che questa strada ci tramanda. È quanto fa il Parco dell'Appia antica, che si snoda lungo questa arteria, nella periferia della Capitale ed è presieduto dal 2013 da Mario Tozzi, ricercatore dell'Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr e divulgatore scientifico. “L'idea di salvaguardare e tutelare queste terre è dell'archeologo e ingegnere Rodolfo Lanciani e risale al 1881. La sua proposta al ministero della Pubblica istruzione era limitata all'area in cui sono compresi il Ninfeo di Egeria e il Bosco Sacro, all'interno della tenuta della Caffarella dei Torlonia. Da quell'idea all'approvazione progetto inerente al Parco da parte della Regione Lazio, nel 1988, e alla successiva consolidazione nel 1998, passano più di 100 anni, alla fine dei quali il parco comprende 3.500 ettari: la valle della Caffarella, le aree archeologiche della via Latina e degli Acquedotti, la tenuta di Tormarancia e quella della Farnesiana, abbracciando tre comuni, Roma, Marino e Ciampino”.

Tante le proposte della struttura. “Ogni fine settimana, fino all'8 dicembre, è possibile percorrere i sentieri del Parco: a piedi o in bicicletta è un'immersione totale nella storia, nella natura e nel paesaggio di uno dei luoghi più straordinari d'Italia. Accanto ai vari appuntamenti tradizionali e culturali come le visite al circo di Massenzio, alla tomba di Cecilia Metella, alla villa dei Quintili, alle tombe della via Latina, ai sepolcri degli Scipioni e di Priscilla e alla mansio di Santa Maria delle Mole, ex stazione di posta degli antichi romani che si trova all'XI miglio, è possibile intervallare i trekking urbani, le passeggiate con soste enogastronomiche”, prosegue il ricercatore. “Non dimentichiamo, oltre alle feste della tradizione della campagna romana come l'Ottobrata del 2 ottobre a Tor Fiscale o la festa di San Martino, con le ciambelle al mosto di Marino, il 6 novembre, a Santa Maria delle Mole, i suoni, le forme e i colori della natura in città a Tormarancia”.

Quest'anno poi l'hashtag #seguilavolpe vuole richiamare e ricordare che l'ambiente in cui ci muoviamo per le escursioni pullula di vita. “La volpe frequenta spesso le periferie delle grandi città dove sono presenti aree verdi e parchi pubblici di grandi dimensioni. Durante il giorno si ripara sotto i cespugli, in piccoli fossi o in strette tane e grazie alla proverbiale astuzia riesce a sfuggire ai nostri sguardi, nascondendosi negli orti e nei giardini”, conclude Tozzi. “I 3.500 ettari del Parco sono la sua casa ideale e incontrarla durante un'escursione non è raro. La grandiosità del Parco è proprio nella continuità tra storia e natura, tra campagna e città, che regala agli occhi, al cuore e alla mente un'esperienza di visita unica”.

Anna Maria Carchidi

Fonte: Mario Tozzi, Istituto di geologia ambientale e geoingegneria, Roma , email mario.tozzi@cnr.it -