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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 5 ott 2016
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Emanuele Guerrini

Salute

Sepsi: strategie contro la mortalità

Il 13 settembre 2016 si è celebrata la quarta edizione della Giornata mondiale della sepsi. Promosso dall'organizzazione no profit Global Sepsis Alliance (Gsa) l'evento è volto a sensibilizzare la popolazione verso la malattia e a promuoverne la conoscenza tra gli operatori sanitari. Più di 3.500 istituti di cura nel mondo, hanno ascoltato il grido di allarme della Gsa e in Italia molti centri che aderiscono alla Surviving Sepsis Campaign hanno organizzato iniziative scientifico-divulgative, mettendo a disposizione dei cittadini materiale informativo, video, poster e questionari. Il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta ha recentemente caratterizzato la sepsi come un'emergenza medica. Chiamata anche setticemia, si verifica quando le sostanze chimiche che entrano in circolo per combattere un'infezione scatenano una risposta anomala da parte dell'organismo. Questa infiammazione crea trombi microscopici che impediscono alle sostanze nutritive e all'ossigeno di raggiungere gli organi, provocandone l'esaurimento. Se la sepsi peggiora e si trasforma in shock setticemico, la pressione diminuisce improvvisamente e può portare al decesso del paziente. Man mano che l'infezione diventa cronica, il sangue trova maggiore difficoltà a raggiungere gli organi vitali, gli arti e le dita provocando insufficienze organiche di varia gravità e la morte dei tessuti.

Sebbene sia meno conosciuta di altre malattie, questa sindrome ha un tasso di mortalità quattro volte superiore rispetto al tumore del colon, cinque volte rispetto all'ictus e ben dieci volte maggiore dell'infarto miocardico. In Europa si contano circa 700.000 casi di sepsi all'anno, di cui uno su cinque ha esito fatale. Anche chi sopravvive riporta spesso conseguenze organiche per il resto della vita. La sepsi colpisce con maggior frequenza e rischio gli anziani e i bambini, le persone con un sistema immunitario compromesso, in terapia intensiva o alle quali sono stati impiantati dispositivi invasivi come il catetere o il tubo endotracheale. Diagnosticare la setticemia risulta molto difficile perché le sue caratteristiche cliniche potrebbero essere provocate da altre malattie. Una diagnosi tempestiva è fondamentale per la gestione della patologia, specialmente nelle fasi più precoci.

Come intervenire per diminuire la mortalità? Il Gruppo di studio di 'infezioni e sepsi in terapia intensiva' della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) ritiene fondamentale “promuovere iniziative di formazione e di standardizzazione del percorso ospedaliero del paziente con sepsi per assicurarne una corretta diagnosi/terapia nel più breve tempo possibile. Tale strategia rappresenta, secondo studi internazionali, uno dei principali strumenti per ridurne l'elevata mortalità”. Inoltre, secondo gli esperti, è necessario educare a un buon utilizzo degli antibiotici a scopo di ridurne le resistenze e favorire tutte le 'good practice' per la prevenzione delle infezioni. Secondo il presidente della Siaarti Antonio Corcione, “la battaglia contro la sepsi deve essere combattuta su più fronti, con il supporto tempestivo, in ambito ospedaliero, di un team di esperti pronti a utilizzare in maniera appropriata tutti i farmaci e i device attualmente presenti sul mercato”.

Francesca Lena