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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 12 mag 2010
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Ambiente

'Phytoremediation', alternativa eco-sostenibile per riqualificare i suoli

Gli esiti dell'ampio progetto varato nel 2007 dal Ministero dell'ambiente per la bonifica e il recupero ambientale di siti estrattivi minerari oggi inattivi nella Val di Cecina (Livorno) - che ha coinvolto diversi organismi ed enti  di ricerca nazionali tra cui il Cnr, e che oggi si avvia verso la sua conclusione - ha dimostrato l'efficacia delle tecnologie di bonifica tramite 'phytoremediation', o fitorimediazione, una tecnica in cui l'Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr presso l'Area di ricerca di Pisa è leader a livello nazionale.

La metodologia consiste in una naturale di riqualificazione di suoli e acque  contaminati da materiali inquinanti  organici o inorganici - ad esempio metalli in elevate concentrazioni - che non prevede l'uso di trattamenti chimici o termici, ma unicamente l'utilizzo di piante erbacee o arboree, selezionate ad hoc, in grado di assorbire l'inquinante stesso.

Nello specifico, la sperimentazione dell'Ise-Cnr ha preso in esame la contaminazione da boro presente nel bacino fluviale del fiume Cecina, in Toscana, derivante dallo sfruttamento  dell'attività geotermica della zona unita all'attività estrattiva dell'acido borico (oggi abbandonata), in seguito alla quale il territorio circostante è risultato ricco di boro, un elemento di per sé essenziale alla vita di piante ed esseri umani, ma nocivo se presente in elevate quantità.

Su campioni di sedimenti dell'area sono state quindi seminate colture di mais, girasole e 'brassica junctea' (senape bruna, o mostarda) misurando, in due cicli differenti di crescita, una riduzione della percentuale di boro presente nel suolo del 30% nelle zone coltivate a mais, del 15% nelle zone coltivate a girasole, e persino del 45% delle zone coltivate a mostarda. Il boro è stato rimosso  dal suolo per assorbimento dalle radici e traslocazione nelle parti aeree della pianta, cioè fusto e foglie. La tecnica prevede che le piante siano poi raccolte ed eliminate (o utilizzate come fertilizzante naturale in aree che invece sono carenti dell'elemento o come foraggio per animali, dando vita così a un vero 'circolo virtuoso' di riqualificazione e riciclo), mentre il sito viene sottoposto a cicli successivi di crescita fino a portare la concentrazione del metallo o dell'elemento in questione a livelli considerati accettabili.

"La phytoremediation è riconosciuta come una tecnica 'leggera' di bonifica rispetto a tecniche più drastiche che prevedono ad esempio la rimozione elettrochimica degli inquinanti, la vetrificazione o l'utilizzo di sostanze chimiche immesse direttamente nel suolo", afferma Meri Barbafieri, responsabile scientifico del progetto per l'Ise-Cnr. "Oltre a essere ecosostenibile, essa è estremamente versatile anche per la varietà di inquinanti che consente di rimuovere: il gruppo di ricerca dell'Ise-Cnr è impegnato in analoghe azioni di bonifica di aree contaminate da mercurio, in provincia di Brindisi,  e da arsenico, presso Avenza, in provincia di Massa Carrara".

Fonte: Meri Barbafieri, Istituto per lo studio degli ecosistemi, PISA, tel. 050/3152487 , email meri.barbafieri@ise.cnr.it -