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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 6 lug 2016
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

I guardiani della notte

L'inquinamento luminoso è un fenomeno fisico dovuto all'eccessiva illuminazione artificiale e a dispositivi obsoleti o mal installati. Fino a pochi anni fa veniva percepito come un problema soltanto dagli amanti del cielo o degli astronomi, ma numerosi studi scientifici hanno dimostrato che sono molte le implicazioni sugli organismi notturni, sugli ecosistemi in cui essi abitano e sulle tasche dei cittadini.

L'edizione aggiornata dell''Atlante mondiale della brillanza artificiale del cielo notturno', di recente pubblicazione, fa il punto sul livello e la distribuzione dell'inquinamento luminoso, documentando quanto di notte il cielo del Pianeta sia 'sporcato' dalla luce artificiale. Pubblicato su Science Advances, lo studio è stato condotto da un team internazionale guidato dall'italiano Fabio Falchi, ricercatore volontario dell'Istituto di scienza e tecnologia dell'inquinamento luminoso (Istil), e docente di fisica all'Istituto statale di istruzione superiore Galileo Galilei di Ostiglia (Mn). 

Come emerge dall'Atlante, lo Stivale è in cima nella lista degli stati industrializzati più inquinati. “All'interno del gruppo dei G20, l'Italia è, insieme alla Corea del Sud, la nazione più inquinata in assoluto. Non esiste più alcuna zona del nostro Paese esente dall'inquinamento luminoso”, spiega Falchi. “Se confrontiamo ad esempio Milano e Monaco di Baviera - paragonabili quanto ad abitanti sia come città sia come aree metropolitane – vediamo che Milano appare nelle mappe come una macchia brillantissima, mentre Monaco risulta quasi difficile da trovare, proprio perché è molto meno inquinata. Stessa cosa se paragoniamo le aree metropolitane di Roma e Berlino, che ha addirittura più abitanti”.

Ma in Italia quali sono le zone più virtuose e quali le più inquinate? “Le più buie sono in Sardegna e nel Sud Tirolo; ma anche in Maremma, in parte dell'Appennino e in parte della Calabria troviamo zone non troppo inquinate. La peggiore è invece la Pianura Padana, una fra le zone più ampie al mondo in cui si è persa la possibilità di vedere la Via Lattea”, conclude il ricercatore.

Lo studio è stato effettuato analizzando oltre 30 mila misure di brillanza del cielo effettuate da amatori e cittadini, che hanno raccolto dati per esempio con la app Loss of the night, e da astronomi professionisti. “I citizen scientist hanno fornito circa il 20% dei dati utilizzati per la calibrazione, e senza di loro non avremmo avuto informazioni sui Paesi al di fuori dell'Europa e del Nord America”, ha commentato uno dei coautori dello studio, Christopher Kyba, del Gfz Research Centre for Geosciences tedesco.