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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 6 lug 2016
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Marina Landolfi

Università ed Enti

Riccardo in the sky

A Washington DC, alla Casa Bianca, Riccardo Gottardi, laureato in fisica a Pisa e fino a cinque anni fa ricercatore al dipartimento di Ingegneria biofisica ed elettronica dell'Università di Genova, ha presentato il bioreattore ideato nei laboratori dell'Università di Pittsburgh, dove attualmente lavora grazie alla borsa di studio della Fondazione Rimed.

Il dispositivo permette di comprendere l'interazione tra i tessuti delle articolazioni e di sviluppare nuovi trattamenti utili a bloccare o far regredire il decorso di patologie degenerative, come l'osteoartrosi e l'osteoporosi. Uno dei principali ostacoli nella comprensione dei meccanismi della malattia è l'interazione della cartilagine con altri tessuti dell'articolazione, in particolare con l'osso. L'apparecchiatura di Gottardi ricrea un ambiente fisiologico, un insieme di ossa e tessuti vascolarizzati in cui si osservano separatamente gli effetti sulla cartilagine, sulle ossa e sulla reciproca interazione: come reagisce l'osso quando la cartilagine è danneggiata e viceversa.

Il progetto ha vinto un bando indetto dal Center for the Advancement of Science In Space (Casis), spin-off della Nasa, aggiudicandosi l'opportunità di far parte delle prossime ricerche scientifiche condotte sulla Stazione spaziale internazionale. “Il nostro programma è piaciuto a Casis perché l'osteoporosi è uno dei principali problemi connessi alla permanenza nello spazio: in assenza di gravità si è osservata una rapida e significativa perdita di tessuto osseo, con gravi rischi di fratture e problemi di circolazione se gli astronauti dovessero affrontare un lungo viaggio interplanetario. Il bioreattore inoltre è di piccole dimensioni e quindi facilmente inviabile nello spazio”, spiega Gottardi, che aggiunge: “Si pensi alle ricadute per le applicazioni in ambito clinico sulla Terra: osteoporosi e osteoartrite affliggono centinaia di milioni di persone, tra cui i miei genitori. Se riuscissimo in un paio di mesi a validare gli effetti a lungo termine di farmaci e terapie, potremmo aiutare moltissimi pazienti e ridurre i costi sociali legati alla malattia”.

Casis finanzierà dunque la preparazione del bioreattore per il suo invio nello spazio, adattandolo per funzionare perfettamente anche in assenza di gravità, e cercherà ulteriori finanziatori per aiutare a sostenere i costi della missione. Una volta che il bioreattore avrà raggiunto la stazione spaziale, i campioni di tessuto nativo ed ingegnerizzato saranno trattati con bisfosfonati e sarà possibile confermare il loro potenziale ruolo protettivo nei confronti di riassorbimento osseo in condizioni di microgravità, valutarne gli effetti su tessuto osseo e cartilagine e stabilire le funzionalità di terapie farmacologiche ad hoc.

Soddisfatto il direttore generale della Fondazione Rimed, Alessandro Padova: “Risultati come questo delineano lo spessore della ricerca condotta da Rimed, fondazione non profit pubblico-privata istituita dalla presidenza del Consiglio. I miei complimenti a Riccardo, che sta sviluppando una progettualità di medicina rigenerativa dirompente, a cui potrà dare massima propulsione nel centro di ricerca Rimed di prossima realizzazione in Sicilia”.