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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 6 apr 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Anniversari  

Salute

Pirandello, tra Gestalt e Freud

Sono passati 80 anni dalla morte di Luigi Pirandello ma l'eco delle sue opere teatrali è ancora dentro di noi, come se la sua penna potesse sempre dipingere nuovi scenari di rappresentazione dell'essere umano. Dell'importanza dell'opera dell'autore siciliano si è detto tutto o quasi, ma a un lettore distratto merita ricordare perché dopo 80 anni c'è ancora bisogno di celebrarlo: perché il drammaturgo siciliano è uno di quegli uomini il cui pensiero va oltre il tempo e che quindi, ogni anno è buono per celebrare. Come per Einstein, Freud, Hegel, Jung, Fromm, Nietzsche il pensiero di Pirandello è diventato archetipo, cioè forma universale.

Uno dei sui cardini è la Teoria delle maschere, che spiega e illustra le mille sfaccettature che l'uomo nasconde dietro una falsa identità imposta dalla società o dalla famiglia. Se l'uomo non si toglie questa maschera, non potrà mai conoscere la propria vera personalità. Questa teoria ha molti richiami e similitudini con il pensiero freudiano, ma rievoca anche un'altra corrente teorica della psicologia chiamata Gestalt.

La psicologia della Gestalt (in tedesco 'forma') nasce nel 1912 e trova le sue fonti, più o meno dirette, nel pensiero kantiano. Per la Gestalt la percezione umana è sempre e comunque soggettiva: il modo in cui ci vedono gli altri non è unico ma molteplice e, soprattutto, in continuo divenire. Nella percezione si nascondono la nostra personalità, il nostro inconscio e la nostra memoria. Con le famose "illusioni ottiche" i gestaltisti hanno dimostrato i principi su cui si basano la (mis-)percezione e la (mis-)interpretazione del mondo esterno. Da questi studi nasce anche il concetto di "fissità funzionale/percettiva" (Karl Duncker, 1935): il rimanere bloccati sulle funzionalità abituali di un oggetto senza riuscire a riconcettualizzarlo in modo diverso per cui si riesce a vedere solo una parte della realtà.

Riguardo alla teoria delle maschere, Pirandello diceva che siamo composti di tanti personaggi, ognuno dei quali ha una diversa opinione sul da farsi. Mettere d'accordo tante opinioni non è semplice. Quando ci sentiamo "bloccati" e ci sembra di ripetere infinite volte gli stessi comportamenti, quello che in psicologia chiamano "coesione a ripetere" è perché non riusciamo a trovare un accordo tra i differenti noi stessi, che vogliono andare in direzioni diverse. La follia nel pensiero pirandelliano, rappresentava una metafora della vera pazzia, quella della quotidianità in cui ci "fissiamo" nelle nostre maschere senza renderci conto di chi siamo veramente e finendo per vivere una vita da "nessuno".

Appare chiaro come la concezione di Pirandello sia affine ai concetti gestaltiani di falsa percezione e fissità funzionale: le opere che meglio rappresentano questa visione sono ovviamente 'Uno, nessuno e centomila' (1926) e l''Enrico IV' (1922). Queste opere sono, infatti, incentrate sul conflitto irrisolvibile e archetipico dell'essere umano: “La distanza tra come percepisco me stesso e di come mi percepiscono gli altri”.

In conclusione, utilizzando lo sdoppiamento del piano narrativo tanto caro ai 'Sei personaggi in cerca di autore' (1921), l'autore di queste note spera di non aver fatto annoiare il distratto lettore e vorrebbe chiedergli cosa, secondo lui, farebbe oggi Pirandello. Come reagirebbe il grande scrittore vedendo Facebook? Quale commedia scriverebbe ispirandosi alla più imponente e mastodontica manifestazione teatrale delle nostre maschere

Antonio Cerasa

Fonte: Antonio Cerasa, Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare, Catanzaro, tel. 0961/3695904 , email antonio.cerasa@cnr.it -