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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 6 apr 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Anniversari  

Socio-economico

Dal voto alle pari opportunità

Correva l'anno 1946 quando, per la prima volta nella storia italiana, le donne esercitarono il diritto di voto in occasione delle elezioni amministrative e, subito dopo, per il referendum istituzionale e per l'elezione dell'Assemblea Costituente. Un traguardo importante, una conquista di libertà civile e democratica evidenziata dalla stessa Costituzione italiana che, in diversi articoli, sottolinea il ruolo della donna e sancisce la parità di genere.

Ma, sebbene questi 70 anni di storia siano stati densi di trasformazioni. “Secondo il Global Gender Gap Index 2015, stilato dal World Economic Forum sulla base di quattro indicatori - lavoro, salute, istruzione, rappresentanza politica - l'Italia si trova al 71esimo posto su 136 Paesi per le pari opportunità. Siamo al 65esimo posto per quanto riguarda la scolarizzazione, 72esimo per la salute, 44esimo per l'accesso al potere politico e al 97esimo per la partecipazione alla vita economica" dice Maura Misiti dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr di Roma.

Il problema è soprattutto legato dal mondo del lavoro. “Il posizionamento generale dell'Italia può essere spiegato principalmente con il basso risultato nella classifica della partecipazione e opportunità economiche”, prosegue la ricercatrice dell'Irpps-Cnr. “Solo il 51% delle donne lavora, contro il 74% degli uomini e un'italiana guadagna in media 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. La disoccupazione femminile si attesta a oltre il 13%, due punti sopra quella maschile, con punte di quasi una donna su due fra le giovani in Meridione”.

Se guardiamo poi all'uso del tempo, “il divario tra madre e padre nei lavori domestici raggiunge con i figli piccoli anche le 40 ore alla settimana, contro le 11 ore della Svezia e le 20 ore di Francia e Stati Uniti”, precisa Misiti. E sulla presenza delle donne nei media, “quasi mai vengono invitate a titolo di esperte o opinion leader (16% vs l'84% degli uomini), mentre continuano facilmente a far notizia come vittime (nel 16% dei casi contro il 7% dei casi maschili)”.

Ma il lavoro da fare sulla parità di genere è ancora molto anche nell'Unione. “Basta guardare al Rapporto sull'eguaglianza tra uomini e donne pubblicato dalla Commissione Europea in occasione della Giornata internazionale della donna”, sostiene l'esperta. “L'occupazione femminile ha raggiunto il 64.5%, ma resta ancora oltre 10 punti indietro rispetto al tasso di occupazione maschile. Inoltre, tre quarti del lavoro domestico e due terzi delle cure parentali restano sulle spalle delle donne, mentre gli uomini continuano a fare un uso molto ridotto delle misure di conciliazione vita-lavoro. Il divario retributivo di genere si attesta al 16% e quello pensionistico addirittura al 40%”.

E infine, la parità nei ruoli decisionali. “Se è vero che la presenza attuale di donne nei parlamenti nazionali (28,5%) è al livello più alto mai raggiunto, con il passo che ha tenuto negli ultimi 10 anni il cambiamento in atto porterà alla piena eguaglianza tra uomini e donne solo nel 2051”, conclude Misiti.

Anna Capasso

Fonte: Maura Misiti, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma, tel. 06/492724250 , email maura.misiti@irpps.cnr.it -