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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 16 dic 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Presepe  

Cultura

Il valore del legno

Il falegname con il suo banco degli attrezzi è un personaggio che non può mancare nel presepe, poiché richiama il mestiere di San Giuseppe. Un’attività antica, che si è tramandata fino a oggi e che in alcune zone del Paese ancora presenta aspetti interessanti. Fino al recente passato in tutto l’arco alpino il trasporto del fieno e della legna, da monte verso valle, era possibile grazie all’uso di grandi slitte, le tregge (dal latino trahere, a indicare l’azione del trascinare), costituite essenzialmente da un piano di carico, collegato a una coppia di lunghi pattini per mezzo di montanti e traverse.

“Queste slitte dovevano essere solide ed elastiche per consentire il trasporto della massima quantità di materiale e adattarsi alle irregolarità del percorso, ma al contempo leggere, visto che durante la salita erano portate a spalla fino a destinazione”, spiega Jarno Bontadi dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr e responsabile della ricerca 'I legni delle slitte agricole in Trentino’. “E quindi richiedevano una costruzione attenta, capace di valorizzare le tradizionali conoscenze empiriche nell’uso dei materiali a disposizione. Legature, cavicchi e giunzioni a incastro davano coesione agli elementi strutturali e ogni specie arborea forniva un legno con caratteristiche diverse rispondendo alle specifiche esigenze di duttilità, tenacia, flessibilità, resilienza, durevolezza, etc.”

Il lavoro etnografico curato da Bontadi ha esaminato alcune slitte costruite in Trentino tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, indagandone in particolare le componenti strutturali legate alle diverse specie arboree impiegate. “In Trentino, così come in tutte le regioni dell’arco alpino, la treggia è la tipologia di slitte più facile da reperire, nonché la più interessante da analizzare dal punto di vista dei materiali. Osservando questi manufatti si rimane colpiti dall’apparente inconsistenza che spesso li contraddistingue benché capaci di carichi fino a tre, quattro quintali, 20 volte il loro stesso peso”, conclude Bontadi "I manufatti analizzati manifestano soluzioni costruttive eterogenee nonostante l’epoca e la provenienza piuttosto circoscritta. Si va da slitte molto semplici a strutture articolate e pesanti. Faggio e frassino sono i legni più utilizzati, seguiti da betulla, carpino, quercia e dagli altri legni di latifoglia come castagno, corniolo, nocciolo, ontano e robinia. A dispetto delle formazioni forestali del Trentino, l’impiego delle conifere non è molto consistente e i legni di abete rosso, abete bianco e pino non sono praticamente presenti. Esattamente il contrario di quanto succede oggi, visto che la specie legnosa più utilizzata in assoluto per gli elementi strutturali è l’abete".

Lo studio vuole essere un contributo per la valorizzazione della cultura e della tradizione popolare, fornendo elementi importanti per impostare futuri interventi di manutenzione e restauro.

Giovanna Franch

Fonte: Jarno Bontadi, Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, S. Michele all'Adige, tel. 0461/660225 , email bontadi@ivalsa.cnr.it -