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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 13 gen 2016
ISSN 2037-4801

Focus - Giubileo  

Cultura

'Graffitari' a San Pietro

È l'anno del perdono, della riconciliazione, in un momento in cui la Chiesa sta attraversando cambiamenti epocali, come ha spiegato Papa Francesco annunciando il Giubileo straordinario della Misericordia, che si è aperto l’8 dicembre 2015 per concludersi il 20 novembre 2016. Folle di pellegrini da tutto il mondo giungeranno per pregare sulla tomba di San Pietro e si rinnova l’indulgenza per i fedeli che si recano 'ad limina Petri’ e compiono particolari pratiche religiose. Il primo Anno Santo fu istituito nel 1300 da Bonifacio VII ma in realtà, andando ancora più indietro nel tempo, il pellegrinaggio presso la tomba dell’Apostolo divenne ininterrotto già dal martirio avvenuto sotto Nerone, nell’anno 64 d.C.: infatti, nella necropoli vaticana (scavata fra il 1939 e il 1949 e oggi visitabile) e sotto l’altare centrale della basilica, è presente la sepoltura, la pietra su cui si fonda la Chiesa: "Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam".

Ma quali tracce archeologiche restano di quell'epoca, oggi? “Il grande flusso dei fedeli presso la tomba dell’Apostolo è testimoniato dall’affollarsi e dal succedersi delle sepolture rinvenute nelle immediate adiacenze e dal muro coperto dai graffiti presso la tomba, che reca incisi anche i nomi di diversi pellegrini, databili tra il II e il III secolo”, spiega Lorenzo Bianchi, archeologo dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Consiglio nazionale delle ricerche. Da questo fulcro, fissato in maniera definitiva con la costruzione della basilica per volere dell’imperatore Costantino, prende l’avvio lo sviluppo urbanistico successivo, che ne segue fedelmente l’orientamento.

Grazie al grande richiamo delle spoglie di Pietro, intorno alla basilica sorsero numerose istituzioni destinate a dare assistenza ai fedeli che arrivavano dall’Europa del tempo. “Nel corso dell’VIII secolo troviamo quattro 'scholae peregrinorum’ (dei pellegrini), in rappresentanza delle quattro principali nazioni cristiane dell’Europa settentrionale: ai due lati della basilica la 'schola Langobardorum’ e la 'schola Francorum’ e, dinanzi a quest’ultima, verso il Tevere, la 'schola Frisonum’ e la 'schola Saxonum’”, continua il ricercatore. “Tali istituzioni erano costituite da persone provenienti dalla stessa regione ed erano sovvenzionate da donazioni e rendite che giungevano dalla nazione di appartenenza. Se è solo nel corso dell’VIII secolo che troviamo attestate con assoluta certezza le 'scholae’ dei pellegrini, è molto probabile che esse fossero già presenti a Roma almeno nel secolo precedente, sulla scia del movimento di evangelizzazione dei popoli dell’Europa settentrionale originato dalle missioni promosse da Gregorio Magno (590-604)”.

A queste strutture permanenti, erano annesse una serie di pertinenze: case, ospizi, chiese, cimiteri. “Alcune di queste funzioni sussistono ancora oggi: dall’antico luogo assistenziale della schola dei Sassoni si è sviluppato nel corso dei secoli l’ospedale del Santo Spirito. Della antica schola dei Franchi è ancora in uso il cimitero, il Campo Santo Teutonico presso l’aula Nervi, nato per gli eredi di quel popolo e poi del Sacro Romano Impero. La chiesa della schola dei Frisoni (regione attualmente in parte nel territorio dell’Olanda), intitolata ai santi Michele e Magno, è oggi chiesa degli olandesi in Roma”, conclude Bianchi.

Sandra Fiore

Fonte: Lorenzo Bianchi , Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali, Monterotondo Stazione, tel. 06/90672374, email lorenzo.bianchi@itabc.cnr.it