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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 21 ott 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Emanuele Guerrini

Socio-economico

Quando aiutare è un dovere

Il 20 ottobre a Montesilvano, in provincia di Pescara, si è svolto il congresso dell’Unione nazionale mutilati per servizio (Unms). L’Unms conta circa 350.000 associati ed è impegnata per promuovere, sul piano internazionale, il riconoscimento dei loro valori morali e per avviare sinergie con analoghe associazioni europee. Tra i soci figurano membri delle forze dell’ordine, forestali, vigili del fuoco, vigili urbani, magistrati e dipendenti civili della pubblica amministrazione. Persone che, a causa del proprio lavoro, hanno subito danni psico-fisici molto gravi. L’Unms si batte per la loro tutela e il congresso ha rappresentato l’occasione per ribadire il ruolo di questa comunità, composta da persone che hanno servito lo Stato tanto da mettere a repentaglio la propria vita.

La storia dell’Unione è caratterizzata da uomini come il generale dei carabinieri Umberto Rocca, che nel 1975 perse un braccio e un occhio in una sparatoria con i rapitori dell'industriale Gancia, 'il re dello spumante’, alla fine liberato. Come il giudice Carlo Palermo e i membri della sua scorta, Antonino Ruggirello e Salvatore La Porta, che nel 1985 furono feriti gravemente in un agguato terroristico, o il diciottenne parà, Pasquale La Rocca, che venne colpito da una scheggia all'occhio destro a seguito di una violenta esplosione, dopo appena 15 giorni dal suo arrivo a Mogadiscio.

Le storie sono molte. Il tenente colonnello Gianfranco Paglia ricorda quanto accadde in Somalia il 2 luglio del 1993: “Eravamo in una strada stretta e impervia. Tutti stipati all’interno del blindato quando un proiettile mi colpisce alle spalle. Cado all’interno del mezzo, senza riuscire più né a muovermi né a parlare". Paglia non cammina più, ma continua a sognare di tornare in Somalia: "Vorrei riandarci per depositare una corona sui luoghi della battaglia e per ricordare chi, a differenza di me, non è potuto tornare a casa”.

Emanuele Guerrini