Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 10 - 21 ott 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Scoperte e invenzioni  

Socio-economico

La statistica a servizio della ricerca

Secondo i risultati di 'The Scientific Competitivness of Nations’, il recente studio sulla competitività scientifica delle nazioni, che analizza l’efficienza della produzione scientifica di numerose nazioni, l’Italia si colloca tra i paesi che potremmo definire di successo, quali Usa, Regno Unito e Germania, nonostante la nostra spesa per la ricerca incida solo per l’1,2% del Pil. Ma è sufficiente questo parametro per misurare la qualità della ricerca scientifica di un paese?

Bisogna intanto prendere in esame i dati sugli output dell’investimento in ricerca, costituiti da articoli pubblicati e citazioni. “Il numero di articoli scientifici è correlato all’attività svolta e il numero di citazioni da questi ricevuti è un indice della qualità scientifica, della loro popolarità”, sottolinea Francesco Sylos Labini, dell’Istituto dei sistemi complessi (Isc-Cnr). “In uno studio condotto sulla competitività scientifica, ad esempio, per misurare l’impatto dei sistemi di ricerca si sono presi i dati relativi a 238 paesi, 27 campi scientifici, suddivisi in 307 sottocampi, quali le scienze naturali, la matematica, l’ingegneria e la medicina. Per calcolare l’efficienza dell’investimento, si è diviso il numero di articoli e citazioni per la spesa Herd, che viene censita dall’Ocse, che rappresenta lo stanziamento in istruzione superiore di un paese”.

Una prima conclusione è che la produzione della ricerca scientifica dipende linearmente dalle risorse che una nazione ha investito in essa. "Ma a incidere sulle scoperte e le innovazioni non è solo il fattore degli investimenti. Per un sistema di ricerca è fondamentale capire come organizzare le sue attività di studio e come distribuire le risorse" prosegue Sylos Labini. “La diversificazione delle attività di ricerca in diversi campi, piuttosto che la specializzazione in pochi settori, sono un elemento chiave per creare un apparato di ricerca competitivo e di successo che possa contribuire in maniera naturale a sviluppare l’eccellenza scientifica”.

“Data l’intrinseca eterogeneità del comparto è però arduo fare delle graduatorie”, osserva Daniele Archibugi dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps-Cnr). “Come si fa, per esempio, a confrontare l’invenzione della penna a sfera con quella dell’aereo Concorde? La prima ha una bassa componente tecnologica, ma ha cambiato la qualità della vita di generazioni di studenti. Il Concorde, invece, fu sviluppato da un fior fiore di scienziati e di ingegneri, ma ha avuto un impatto economico minore”.

Un criterio ordinatore fu elaborato nel 1962 dall’Ocse in una conferenza internazionale, a Frascati, coordinata da Christopher Freeman, pioniere della misurazione delle attività scientifiche e tecnologiche. "In quell’occasione si trovò un accordo su come raccogliere le statistiche sulle risorse destinate alla ricerca scientifica e allo sviluppo sperimentale, quello che chiamiamo R&S. Come parametri sono stati assunti: le persone che lavorano per generare invenzioni, quanto si spende, la distribuzione delle risorse tra settore pubblico e imprese. Ancora oggi, le statistiche sulla R&S così calcolate sono una fonte preziosa”, conclude l’esperto.

Emanuele Grimaldi

Fonte: Daniele Archibugi, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma, tel. 06/492724241 , email daniele.archibugi@cnr.it - Francesco Sylos Labini, ISC-Istituto dei Sistemi Complessi , email francesco.syloslabini@isc.cnr.it -