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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 27 mag 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Test sugli animali: un percorso legislativo tortuoso

Sulla sperimentazione animale, tema eticamente sensibile, il dibattito è sempre acceso soprattutto quando i legislatori sono chiamati a prendere decisioni al riguardo. Il 4 marzo 2014, l'Italia recepiva la direttiva europea 2010/63/UE, frutto di un compromesso tra le istanze della ricerca e quelle dei movimenti animalisti, ma in un modo restrittivo, che ha allarmato i ricercatori per le limitazioni e i divieti introdotti (per esempio circa l'uso di animali per studi su sostanze d'abuso e xenotrapianti).  La discussione sul tema è tornata in Senato lo scorso 30 aprile, con la presentazione di tre mozioni sulla 'Promozione della cultura contro i maltrattamenti degli animali', su cui si è votato nella successiva seduta del 5 maggio.

Poche ore prima del voto, esponenti e sostenitori della ricerca biomedica, secondo i quali le mozioni limiterebbero ulteriormente i test in vivo e con essi le possibilità di curare molte malattie, hanno indetto una conferenza stampa a cui hanno aderito università, centri di ricerca e associazioni quali Pro-Test Italia, Telethon, 'Research4Life' e la onlus 'proRett ricerca'. Sono intervenuti la presidente della Commissione sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, e il senatore Carlo Giovanardi, la senatrice a vita e ricercatrice Elena Cattaneo ha diffuso una lettera per "chiedere di decidere nell’interesse dei cittadini e non secondo pregiudizi o ideologie personali".

Gli scienziati si oppongono innanzitutto all'uso del termine “vivisezione” che è puramente “emotivo” e non rappresenta la realtà della sperimentazione animale come ribadito da Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri e rappresentante del Gruppo 2003 che ha ricordato i numerosi casi di successo della sperimentazione animale, “dall'insulina, ai farmaci antitumorali, antistaminici, antidepressivi, fino alle cure per l'Aids e l'Epatite C”, sui quali esiste una generale “mancanza di informazione”.

Infine, circa la "finalità di abbandonare progressivamente l'uso degli animali a fini scientifici fino alla completa sostituzione" Garattini ha sottolineato che i metodi alternativi costituiscono almeno il 70% del lavoro dei ricercatori e vengono sempre utilizzati laddove possibile, ma restano complementari alla sperimentazione in vivo, imprescindibile vista l'impossibilità di riprodurre la complessità di un organismo attraverso un computer o delle culture in vitro". Ciò non vuol dire che non si investa nei metodi alternativi, per i quali “è stato stanziato un milione di euro un anno fa, ora si dovrebbero verificare i risultati”, ha affermato De Biasi.

Le mozioni sulla sperimentazione animale sono state approvate in testi modificati, insieme all'ordine del giorno Giovanardi-Cattaneo che impegna il Governo a “diffondere nelle scuole una corretta informazione sulla sperimentazione animale e sui metodi complementari, indispensabili per migliorare la conoscenza della fisiologia normale e patologica umana e animale da cui prospettare nuove, più sicure e più efficaci terapie”. Il parlamento europeo, invece, dovrà esprimersi in questi giorni.

Isabella Cioffi