Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 5 - 27 mag 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Cibo  

Cultura

Ciak! Il pranzo è servito

Il cibo è spesso al centro delle storie raccontate sul grande schermo. Suscitando nel pubblico curiosità, ilarità, senso di appartenenza o più semplicemente fame, la cucina viene a volte rappresentata come vera protagonista del film. Ad esempio ne 'Il pranzo di Babette', vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 1988, il sontuoso banchetto preparato dalla protagonista è l'elemento centrale della pellicola e assume le sembianze di una vera e propria opera d'arte. In altri film, invece, la tavola è solo un pretesto per raccontare le storie e gli intrecci dei personaggi che si troveranno a sedervisi attorno, come in 'Il pranzo di Ferragosto', opera prima del regista Gianni Di Gregorio. Anche nelle opere di animazione troviamo il mondo della cucina e i suoi protagonisti, come in 'Ratatouille', divertente lungometraggio della Pixar, nel quale sono narrate le disavventure di un topolino con grandi doti culinarie e un sogno: diventare uno chef.

“Il cibo, nonostante derivi da elementi della natura, è sostanzialmente un prodotto culturale”, dice Adriana Valente dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, “e quindi è emblematico per rappresentare la complessità tra mondo oggettivo naturale e mondo soggettivo socio-culturale, poiché di un popolo rivela le origini, gli animali e le specie vegetali con cui viene a contatto, i luoghi di origine o di spostamento, le ideologie e i valori con cui si relaziona”.

Alcuni film hanno un approccio critico nei confronti della cultura culinaria dominante. Ad esempio il docufilm del 2005 'Super Size Me', nel quale il protagonista si ciba (veramente) per un mese esclusivamente nella più nota catena di fast food al mondo, sottolinea la pericolosità per la salute di certe abitudini alimentari. Altre volte la lente d'ingrandimento si sposta sui protagonisti del mondo della cucina, come in 'Chef', commedia francese dove Jean Renò interpreta un famoso chef stellato in crisi di ispirazione.

Certe usanze alimentari sono comuni ai tipi di cucina più diversi. E' da secoli presente sulle tavole di tutto il mondo e anche il cinema non l'ha dimenticato: 'Sideways', 'Il profumo del mosto selvatico' e 'Un'ottima annata' sono solo alcuni dei titoli che, pur narrando storie diverse, presentano lo stesso unico grande protagonista: il vino.

Quale dunque la relazione tra cibo e fiction? “La situazione è estremamente varia. Molte trasmissioni televisive si basano sul cibo, che in molti film è usato come strumento della narrazione e fa parte della caratterizzazione fisica, sociale e psicologica dei personaggi”, prosegue la ricercatrice. “Alcuni film hanno utilizzato il cibo come veicolo per esprimere emozioni e sentimenti: l’amicizia, in 'Pomodori Verdi Fritti’ di Jon Avnet; l’alterità e la sensualità in 'Chocolat’, con la coppia Binoche-Depp; le speranze nei film 'Cous Cous’ e 'Julie & Julia’”. Negli anni '70 la decadenza e l’ipocrisia della società borghese sono evidenziate in diverse pellicole: 'La grande abbuffata’ e 'Salò’ raccontano di un cibarsi che non offre riscatto, ma al contrario, riflette appunto un destino di regressione e di morte”.

In occasione di Expo 2015 sarà proiettato il docufilm 'Cibo dell’anima’ di Piero Cannizzaro. “In quest’opera le diverse comunità religiose intervistate mostrano come usanze alimentari si producano a partire dalla storia di popoli e dallo spirito dei luoghi, sia in situazioni di clausura sia di forti interazioni sociali, dando luogo a percorsi differenziati di resistenza e progettualità”, conclude Valente.

Emanuele Guerrini

Fonte: Adriana Valente, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma, tel. 06/492724237 , email adriana.valente@cnr.it -