Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 4 - 22 apr 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Guerra  

Socio-economico

In fuga dai conflitti

Secondo gli ultimi dati dell’Unhcr, il Commissariato per i rifugiati dell'Onu, lo scorso anno le guerre in Siria e Iraq, i conflitti armati, le violazioni dei diritti umani e il deterioramento delle condizioni di sicurezza e umanitarie in altre aree hanno determinato un numero di domande d’asilo verso i paesi più industrializzati, che non si era mai registrato negli ultimi 22 anni, cioè da quando scoppiò il conflitto in Bosnia-Erzegovina. Si parla di 866 mila nuove domande solo nel 2014, un dato che evidenzia un aumento del 45% rispetto al 2013, quando le richieste presentate sono state 496.600. I numeri dell’ultimo anno sono i più alti dal ’92.

Nel 2014, il maggior numero di domande d'asilo è dei siriani quasi 150.000; seguono gli iracheni (68.700), quasi duplicati rispetto al 2013. Gli afghani sono al terzo posto con circa 60.000 domande, seguiti dai cittadini di Serbia e Kosovo e dagli eritrei.  La Germania, con oltre 173.000 richiedenti asilo, è al primo posto tra i paesi destinatari, seguono gli Stati Uniti con 121.200 richiedenti, soprattutto dal Messico e da altri paesi dell’America centrale spiega quali elementi determinano la preferenza della nazione in cui chiedere asilo: “In Germania risiedono numerose comunità straniere che rappresentano un elemento di attrazione per i nuovi arrivi e anche le opportunità lavorative, come pure i percorsi di inserimento, sono migliori rispetto ad altri stati europei" spiega Michele Colucci dell’Istituto di studi sulle società del mediterraneo (Issm) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). La Germania, inoltre, ha sperimentato già negli anni ’90 l’esperienza dell’accoglienza di massa a seguito dell’arrivo di profughi e rifugiati provenienti dall’area balcanica. Gli Stati Uniti, invece, nonostante restrizioni e periodiche revisioni delle condizioni per accedere allo status di rifugiato, restano una meta privilegiata e ambita per molti latino-americani in particolare. Anche negli Usa esiste un 'effetto richiamo’, determinato dalla stratificazione di più generazioni di comunità che mantengono molteplici rapporti con le zone da cui partono i profughi”.

Subito dopo questi due paesi si colloca la Turchia, che a fine dello scorso anno ospitava oltre 1,5 milioni di rifugiati siriani e ha registrato 87.800 nuove domande, principalmente da parte di iracheni. La Svezia è posizionata al quarto posto, con 75.100 domande di asilo, soprattutto da parte di siriani ed eritrei.

L’Italia ha registrato 63.700 nuove domande nell’ultimo anno, il più alto numero mai registrato. I richiedenti asilo provenivano soprattutto da Mali, Nigeria e Gambia. “Sono tre paesi africani con storie diverse tra loro ma con in comune indici altissimi di emigrazione”, spiega Colucci, “molti migranti provenienti da questi paesi hanno vissuto in Libia, da dove sono partiti alla volta dell’Italia. Ma per avere dati certi sul 2014 dobbiamo ancora attendere l’esito delle domande. Molti profughi provenienti da Siria e Iraq, poi, pur transitando dal nostro Paese, preferiscono chiedere asilo direttamente in quelli dove desiderano trasferirsi. Non è infatti possibile fare richiesta per più di uno stato e anche se: il primo in cui si viene accolti dovrebbe essere anche quello in cui viene presentata domanda, non sempre le cose vanno così”.

In alcuni paesi nel 2014, c’è stata una diminuzione delle domande di asilo. "È il caso dell’Australia, che ha adottato negli ultimi anni politiche sempre più restrittive in materia di immigrazione. Le imbarcazioni dei profughi vengono bloccate fuori dalle acque territoriali e il governo finanzia il trasferimento dei migranti in paesi terzi, in centri che hanno più volte attirato le proteste e gli interventi delle organizzazioni umanitarie internazionali”, prosegue il ricercatore dell’Issm-Cnr. “Verso l’Australia si dirigono prevalentemente profughi provenienti dall’Asia o dal Medio-Oriente, soprattutto Afghanistan, Iraq, Sri Lanka".

C’è, infine, da sottolineare che quanti chiedono lo status di rifugiato sono solo una componente delle migrazioni provocate da conflitti e persecuzioni. In tutto il mondo, alla fine del 2013, erano 51,2 milioni i migranti forzati a causa di conflitti, violenza o violazioni dei diritti umani. Tra di essi i richiedenti asilo erano circa 1,2 milioni.

“La differenza così cospicua è legata a diverse ragioni”, conclude Colucci. “Innanzitutto molte persone che lasciano le proprie case trovano rifugio o accoglienza, per quanto precaria, all’interno dei rispettivi stati e non hanno l’opportunità di chiedere asilo in un altro stato. La domanda inoltre, per essere presentata, deve contenere requisiti che non sempre sono soddisfatti. L’esperienza dello sfollamento, della fuga, dell’esilio non conduce immediatamente e automaticamente a un percorso di tutela e protezione, anzi i casi di accanimento bellico e politico sui profughi, la precarietà cui sono sottoposti e l’indeterminatezza delle loro condizioni giuridiche non fanno che diminuire la possibilità di accedere alla protezione internazionale".

Gabriella Esposito

Fonte: Michele Colucci , Istituto di studi sulle societ del Mediterraneo, tel. 081/6134086227, email colucci@issm.cnr.it