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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 22 apr 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Informatica

E-Health, rivoluzione incompiuta

Ciascuno di noi, affrontando una fila interminabile dal medico di famiglia, al pronto soccorso o in un ambulatorio, oppure nel leggere notizie a volte tragiche di ritardi nel servizio sanitario, si sarà posto la domanda sul perché questi problemi non vengano risolti mediante un più efficiente e coerente sistema di sanità elettronica che metta in rete tutte le informazioni disponibili. Quella dell’E-Health è una delle contraddizioni principali nella mancata innovazione dei servizi pubblici italiani e di questo tema si è dibattuto, presso la sede centrale del Cnr, in una tavola rotonda ispirata dall'ultimo numero della rivista 'Sociologia della comunicazione' edita da Franco Angeli, dedicato proprio alla “comunicazione e tecnologia per la salute del cittadino connesso”.

All'incontro hanno partecipato alcuni esperti del settore, oltre a curatori e autori della rivista, diretta da Lella Mazzoli, che ha palato di questa rivoluzione tecnologica come di un’espressione di “empowerment delle istituzioni e del cittadino”. Tra le problematiche emerse, la difficoltà di “costruire un percorso normativo” evidenziata dal Garante per la privacy Licia Califano, che ha insistito nel chiarire come il ruolo dell’Autorità non sia di porre ostacoli ma anzi di apportare un valore aggiunto, rassicurando i fornitori delle informazioni. Al riguardo, Fabio Giglietto ha ribadito proprio il duplice ruolo di fornitore e fruitore di contenuti che nell’ambito della sanità elettronica viene attribuito al cittadino.

Molti relatori, tra cui Sveva Avveduto dell'Istituto di ricerca sulle popolazioni e politiche sociali del Cnr, Mauro Moruzzi e Luca Rigoni di Assinter hanno però evidenziato le criticità del settore, in primis la frammentazione che, per esempio, porta a vantare esperienze compiute nello sviluppo del fascicolo sanitario elettronico quale “quella dell'Emilia Romagna in cui sono connessi 4.000 medici specialistici e 2.000 farmacisti”, ma anche drammatici ritardi, considerando che la legge prescrive entro il 2015 il diritto di tutti i cittadini all’utilizzo di tale strumento in un'ottica di interoperabilità con 20 stati europei. Anche Antonio Pedicini di Federsanità ha ribadito che il fascicolo ha “un uso pratico solo in Lombardia ed Emilia”, nonostante gli 800 milioni di euro investiti, dei quali 70 solo in Sicilia.

Si tratta di un gap, come quello evidenziato da Giulia Scaravelli dell'Istituto superiore di sanità sull’accoglimento delle innovazioni informatiche nel settore della medicina riproduttiva, che rischiano di inficiare efficienza e sviluppo della Sanità italiana, che nel suo complesso vale circa 100 miliardi di euro. È ancora Pedicini ad avvertire la necessità di dare a questo settore un governo chiaro e innovativo, poiché “le cose andranno avanti indipendentemente da noi, in virtù di una modernità che non riusciamo nemmeno a capire del tutto e degli avanzamenti della tecnologia, che va comunque avanti”.

Marco Ferrazzoli