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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 22 apr 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Informatica

Quando la banda passò

Il ritardo è grave e allarmante: l’Italia è agli ultimi posti d’Europa nelle performance della rete internet residenziale. La struttura è antiquata e gli investimenti sono fermi da anni. Per cercare di riguadagnare terreno, il Governo ha recentemente pubblicato la Strategia italiana per la Banda Ultralarga, nella quale si propone un programma integrato per lo sviluppo sinergico delle infrastrutture e dei servizi digitali, che mira a portare una connessione ad almeno 100 Mbps all’85% della popolazione e a dare almeno 30 Mbps alla restante parte entro il 2020.

Il piano prevede di semplificare sia il quadro normativo, sia la regolamentazione di settore, per accelerare gli investimenti infrastrutturali riducendone i costi. Per farlo è stato creato il Comitato per la diffusione della banda ultralarga (Cobul), coordinato dalla Presidenza del consiglio e partecipato da ministero dello Sviluppo economico, Infratel e Agenzia per l’Italia digitale, e sono previsti ingenti investimenti, tra le risorse pubbliche nazionali e comunitarie e quelle dei gestori privati.

I dati relativi alle performance dell’internet italiana sono impietosi: la velocità media della nostra rete ci posiziona attorno al 97° posto del ranking mondiale. In download, sul territorio nazionale, si viaggia attorno ai 10 Mbps; in Germania, Inghilterra e Spagna si va al triplo, in Svizzera e Francia al quadruplo, Svezia e Romania vanno a 60 e 70 Mbps. La media Eu è attorno a 29 Mbps e quella mondiale (300 Paesi) a 20.

Il nostro ritardo ha cause diverse. Tra queste, è un dato di fatto che in Italia, almeno in certe aree, la richiesta di accesso all’internet residenziale sia andata progressivamente calando, mentre cresce il mobile. Secondo gli ultimi dati del Digital Agenda Scoreboard della Commissione europea, solamente il 56% della popolazione italiana di età compresa tra 16 e 74 anni utilizza regolarmente internet, contro una media europea pari al 72%. Il 61% degli individui nella fascia 16-74 anni possiede un livello di conoscenze Ict valutato basso o nullo, contro il 42% del Regno Unito, il 40% della Germania e il 37% della Francia.

Non c’è da stupirsene troppo. Secondo il rapporto della European schoolnet sull’utilizzo dell’Ict nelle scuole (Survey of schools: Ict in education, february 2013), nel nostro Paese il numero di studenti delle superiori che si affollano attorno a un pc è pari a 12, contro un valore medio europeo di 4. Per quanto riguarda la presenza della banda larga a scuola, l’Italia occupa l’ultima posizione nell’Unione, con una percentuale di istituti non connessi che varia, dal 35% delle primarie al 18% delle secondarie (media Eu 8% e 4%).

Secondo il parere della World Bank un incremento del 10% di penetrazione della banda larga farebbe crescere l’economia. Le imprese italiane invece si affidano poco ad internet, in particolare per quanto riguarda il commercio elettronico: 5% contro il 14% di imprese europee che realizzano almeno l’1% del proprio fatturato on-line.

La consapevolezza dell’importanza strategica dell’infrastruttura di rete a banda larga per gli scenari futuri della nuova economia è al centro dell’attenzione politica anche negli Stati Uniti. Barak Obama ha appena trasferito i servizi internet al potere d’intervento del governo per garantire alle società del web la net-neutrality e impedire la nascita di un internet a due velocità, dove chi ha i soldi può permettersi un accesso più veloce (negli Usa in download medio è a 33.9 Mbps).

Claudio Barchesi