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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 25 mar 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Cure palliative: ancora poco diffuse

'Un sorriso illumina la vita. Importanza dell’approccio interdisciplinare della gestione del dolore’ è il titolo dell’incontro - moderato da Luca Guazzati, direttore della rivista 'Senza età’ - dedicato alla cure palliative che l’Associazione Partenope Dacia e Iwf Europa hanno organizzato nella Capitale lo scorso 4 marzo, in collaborazione con l’Azienda San Camillo Forlanini di Roma. Un tema delicato, che pone al centro dell’attenzione non la patologia ma il malato, per garantirgli un’esistenza dignitosa e senza dolore, nel tentativo di migliorarne la qualità di vita. Ma anche un tema complesso, perché il dolore del malato terminale è 'totale’: fisico, psicologico, sociale, relazionale. E per fornire un’assistenza valida occorre prendersi cura non solo del malato, ma anche dei suoi familiari.

A sottolineare l’importanza della tematica e la necessità di sensibilizzare il vasto pubblico sull’argomento, i dati forniti da Stefano De Santis, responsabile del reparto Cure palliative e dolore oncologico del San Camillo Forlanini, che ha ricordato che “nell’Unione Europea ci sono ogni anno tre milioni di nuovi casi di tumore e la maggior parte dei malati di cancro è destinata a provare dolore sia durante l’arco della giornata sia in forma episodica ma intensa (65%)”. Di questi malati", ha proseguito lo specialista, “tre su quattro provano dolore e non ricevono un trattamento adeguato, pur manifestando numerosi sintomi: dall’astenia alla nausea, dalla diarrea alla dispnea. Ciò dipende anche dal fatto che ben il 42% degli oncologi non ha competenze di cure palliative”.

Eppure le associazioni scientifiche raccomandano di iniziare precocemente la somministrazione di queste terapie nei pazienti oncologici. “Abbinare alle cure standard quelle palliative garantisce infatti una migliore qualità e una maggiore durata della vita del malato”, conclude De Santis, sottolineando la “necessità di un approccio multidisciplinare al problema, per trovare la soluzione migliore per il paziente”.

Sebastiano Capurso, presidente di Anaste (Associazione nazionale strutture terza età) Lazio ha affrontato invece il tema del dolore cronico nell’anziano non autosufficiente ricoverato nelle strutture residenziali. Uno studio che ha coinvolto 1.068 pazienti con un età media di 82 anni, ricoverati in quattro regioni: Toscana, Lazio, Emilia Romagna e Calabria. “Anaste ha promosso un protocollo farmacologico che include l’utilizzo della terapia del dolore tra i ricoverati: dopo tre mesi di somministrazione il numero dei soggetti che non manifestavano dolore è raddoppiato”, spiega Capurso, evidenziando che “la lotta contro il dolore richiede una specifica formazione del personale e una crescita culturale degli operatori delle Rsa”.

Eriminia Masone, dell’Hospice dell’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma, un centro residenziale di cure palliative che accoglie malati terminali di Hiv/Aids, cirrosi epatica e tumore, ha concluso “il paziente terminale ha bisogno di farmaci, ma anche di empatia, gesti delicati, attenzione, sorrisi, gentilezza. Bisogna insomma mettere al centro il malato e le sue esigenze, diverse da individuo a individuo”.

Rita Bugliosi