Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 13 - 17 set 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Parchi letterari  

Cultura

Dante e le due culture

Un parco letterario tra Ravenna e Firenze ricorda Dante, il padre della lingua italiana, l’autore di quella 'Divina Commedia’ che per molti italiani è soltanto, con i 'Promessi sposi’, un pesante onere scolastico da sopportare alla meno peggio. L’Alighieri meriterebbe invece una ben diversa e maggior attenzione: non solo come poeta straordinario, ma come filosofo attualissimo, sostenitore di una conoscenza senza confini disciplinari, nella quale le scienze umane e naturali si compenetrano alla perfezione.

“Sono due le spade, scrive Dante nella 'Commedia’, che governano il mondo”, ricorda Riccardo Pozzo, direttore del Dipartimento scienze umane del Cnr (Dsu). “Chiamiamoli il regno dello spirito e della natura, oppure della grazia e della natura, come li definì Leibniz quattrocento anni più tardi”.

L’universo scientifico di Dante è rappresentato dalle sette arti liberali che introducono alle facoltà professionalizzanti di medicina, diritto e teologia. “Esse sono a loro volta divise tra trivio e quadrivio”, prosegue Pozzo. “Nel trivio stavano le 'artes sermocinales’: grammatica che ha come fine la costruzione di una proposizione corretta, la logica per la proposizione vera e la retorica per la quella convincente. Nel quadrivio invece le 'artes reales’: l’aritmetica per la quantità discreta e la geometria per quella continua, seguite dall’astronomia per i moti celesti e dalla musica per le armonie generate, appunto, dai moti celesti, delle quali Dante parla diffusamente negli ultimi canti del Paradiso”.

Filosofi e scienziati sono ben presenti nella Commedia: Platone, Aristotele, Democrito, Epicuro, Tolomeo, Avicenna, Averroè, Cavalcanti, Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. “Dante li considera tutti con la massima attenzione, indipendentemente dalle loro posizioni pro o contro l’impianto aristotelico-tolemaico della Commedia”, conclude il direttore del Dsu-Cnr. “Il suo abbracciare trivio e quadrivio ha a che fare con l’unità del sapere del suo tempo, nel quale ancora non erano state fondate né le università, né i 'gymnasia’ e le 'scholae reales’, i precursori dei licei classici e scientifici. Il pensiero medievale era unitario, costruito com’era su un sistema di ordini inflessibili, che legittimava le gerarchie terrestri con le gerarchie celesti. Ma si trattava di un universo dualista, senza dubbio, con le idee che davano forma ai fenomeni, le essenze che stavano alla base dell’essere, le forme che davano vita alla materia”.

Mirna Moro

Fonte: Riccardo Pozzo, Dipartimento di scienze umane e sociali e patrimonio culturale del Cnr, Roma, tel. 06/49933328, -3344 , email direttore@dsu.it -