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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 8 ott 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Cronaca  

Tecnologia

Alla ricerca del velivolo scomparso

È l’8 marzo quando l’aereo della Malaysia Airlines Mh370 scompare misteriosamente mentre è in viaggio da Kuala Lumpur a Pechino con 239 passeggeri a bordo. Da allora le ricerche vanno avanti e sono stati avvistati solamente alcuni detriti metallici a largo della costa sud-ovest dell’Australia che potrebbero essere riconducibili all’aereoplano malese. Con informazioni così limitate si può capire dove si potrebbe essere inabissato il velivolo? “Un modo per risalire al punto d’impatto è utilizzare le coordinate dei detriti ritrovati e provare a ricostruire il loro spostamento sulla superficie del mare, indietro nel tempo, fino alla data presunta del disastro”, spiega Guglielmo Lacorata dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Lecce.

In situazioni di questo genere, le prime fasi sono molto importanti e si deve stimare correttamente la rapidità di spostamento degli oggetti. “Tale procedimento consiste nell'operare con un modello di circolazione, a grande scala (centinaia di km), sul quale viene innestato un secondo modello, a piccola scala (decine di km), in grado di simulare la dispersione del materiale dovuta alla turbolenza dell’oceano”, prosegue il ricercatore. “La simulazione viene fatta grazie a un’opportuna calibrazione del tasso di 'dissipazione turbolenta', basato su dati registrati dalle boe di superficie che seguono le correnti. Il vantaggio particolare del nostro modello è che si può adattare in maniera molto più naturale e più fisica alle caratteristiche della turbolenza (sia in oceano che in atmosfera) rispetto ad altri modelli di dispersione usati precedentemente”.

Una volta messo a punto il modello, si procede con la simulazione all'indietro nel tempo delle traiettorie dei detriti, assumendo che provengano tutti da una stessa sorgente, e si cerca il punto di rilascio alla data del presunto incidente. In ogni modo, le considerazioni sulla localizzazione del punto d’impatto possono solo essere probabilistiche. “Il modello non rappresenta esattamente la realtà e la dinamica del mare non è lineare, ciò comporta una crescita molto rapida degli errori sulle traiettorie”, precisa lo studioso. “Se un sistema è 'regolare’, come ad esempio l'orbita di un pianeta intorno al Sole, il fatto che ci siano dei piccoli errori non influisce in maniera significativa sulla previsione, anche su tempi molto lunghi; se invece il sistema è fortemente non lineare, errori comunque piccoli, commessi dal modello, si amplificano velocemente nel tempo”.

L'affidabilità delle previsioni può essere migliorata con una calibrazione del modello su dati osservativi locali. "Per la cronaca va precisato che l'area d'impatto ricostruita con la nostra tecnica si trova diversi gradi di latitudine più a Sud della attuale area di ricerca definita dalle autorità competenti. Indipendentemente dal caso dell'Mh370, la nostra metodologia si dimostra in grado di superare test anche molto severi in studi relativi al Mar Mediterraneo, e questo ci fa ben sperare in vista di future applicazioni in cui i dati osservativi a disposizione abbiano una certa consistenza”, conclude Lacorata.

Mirna Moro

Fonte: Guglielmo Lacorata, Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima, Lecce, tel. 0832/298812 , email g.lacorata@isac.cnr.it -