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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 17 set 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Parchi letterari  

Cultura

Sardegna: l'isola delle donne

“Talvolta mi avviene di pensare con commozione, che se io conto qualcosa nella letteratura italiana, lo devo tutto alla mia Isola santa. L’ho nel cuore, come si ha nel cuore la casa della madre e del padre”. Le parole d’amore e riconoscenza della scrittrice Grazia Deledda per la Sardegna ben rendono il legame profondo con la sua terra d’origine, miniera inesauribile di ispirazione alle opere della narratrice. Un legame viscerale, ma non privo di intoppi e avversità. Ostacolata e aspramente criticata dalla famiglia e dalla comunità d’origine per la passione "frivola e pericolosa" per la scrittura, Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926, incarna con la sua reazione di lotta e liberazione alcuni dei tratti più suggestivi dell’archetipo della figura femminile in Sardegna: la caparbietà, la fierezza e la piena consapevolezza della propria dignità di donna.

“I soli grandi uomini della Sardegna sono state donne”, affermò lo scrittore Giuseppe Dessì dopo aver conosciuto l’artista Maria Carta (nella foto in alto), riferendosi alla molteplicità di figure femminili straordinarie di cui la storia dell’Isola è costellata. Tra queste, quella che è divenuta nei secoli un vero e proprio simbolo collettivo della lotta per libertà, la giustizia e l’indipendenza sarda è la figura di Eleonora d’Arborea (nella foto in basso). La giudicessa fa la sua comparsa nella storia isolana nei primi mesi del 1383, quando, a seguito della morte del padre Mariano IV e dell’uccisione del fratello Ugone III, decide di accorrere prontamente in Sardegna da Genova per frenare l’avanzata degli iberici.

“Eleonora ha giocato un ruolo determinante in uno dei momenti più difficili e al contempo esaltanti della storia isolana, mentre era ancora in atto il conflitto, iniziato una trentina d’anni prima, con gli iberici”, spiega Alessandra Cioppi, dell’Istituto di storia dell’Europa mediterranea (Isem) del Cnr di Cagliari. “La sua condizione era obiettivamente confusa e difficile, non solo per essere diventata giudicessa in uno stato che aveva preso le armi contro gli iberici e turbato al suo interno da una complessa rivolta, ma anche perché moglie di Brancaleone Doria, un suddito vassallo del sovrano aragonese Pietro IV, ancora fedele al suo signore”.

Quando quest’ultimo, preso in ostaggio Brancaleone, è convinto di avere in mano un’arma di ricatto per far pendere a proprio vantaggio la bilancia delle trattative, Eleonora respinse con sdegno una bozza di trattato, anche se accolta favorevolmente dal marito, affermando in una lettera che ogni decisione spettava 'alla giudicessa e al popolo sardo’. Tuttavia, dopo un fallito tentativo di far evadere il marito, Eleonora fu costretta a cedere, firmando un accordo di restituzione alla Corona d’Aragona di tutti i possedimenti occupati dai sardi nell’isola, che riuscì poi, a un solo anno di distanza, a riacquisire completamente.

“Le vicende storiche ci tramandano l’immagine di una regina guerriera fiera e coraggiosa. Ma Eleonora era anche una donna saggia e colta”, aggiunge Cioppi. Passate le ostilità, infatti, promulgò un codice di leggi, la celebre 'Carta de Logu’, una raccolta di norme che sistematizzò la disciplina giuridica, affidata nei secoli precedenti alla pratica consuetudinaria, svecchiando al contempo leggi in uso da secoli. “Un aspetto da evidenziare in tale ambito è il ruolo rilevante attribuito alla donna che, ad esempio, in tema di eredità vanta gli stessi diritti dei fratelli maschi, contrariamente a quanto accadeva in quel periodo”, conclude la ricercatrice. “Il codice si pone inoltre il problema di tutelare l’integrità del corpo femminile, con numerose disposizioni contro la violenza fisica, subita dentro e fuori le mura domestiche, nonché con norme che tutelavano la donna vittima di stupro”.

“In un censimento fiscale individuale del 1353, attualmente in fase di studio”, commenta Giovanni Serreli, dello stesso Istituto del Cnr, “riguardante i paesi del feudo di Gherardo Donoratico della Gherardesca, si ritrovano censite, fra tutti i capifamiglia, anche alcune donne. Alcune possedevano appezzamenti di terra, altre diversi capi di bestiame, laddove solo 30 anni prima in un simile rilevamento se ne trovano poche e solo come intestatarie di taverne che dovevano pagare dei diritti al feudatario”.

Elena Campus

Fonte: Alessandra Cioppi , Istituto di Studi sull'Europa del Mediterraneo del CNR di Cagliari, tel. 070/403635, email cioppi@isem.cnr.it