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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 17 set 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Parchi letterari  

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L'amaro dello zolfo

“Vent'anni che scavo zolfo sotto terra, e son più povero di prima!”, grida così Nardo, uno dei personaggi di 'Dal tuo al mio’, romanzo di Giovanni Verga pubblicato a puntate sulla 'Nuova Antologia’ nel 1905, adattando in forma narrativa l’omonimo dramma teatrale. Fulcro della vicenda sono le tensioni sociali nelle solfare siciliane di fine Ottocento, narrate attraverso le vicende di Luciano, un capo operaio che, dopo aver sposato la figlia del padrone della solfara in cui lavorava, sparerà sugli ex compagni di lotta in rivolta. Verga, padre del Verismo in Italia, è interessato a descrivere la vita qual è, dando una voce ai diseredati ma senza alcuna intenzione propagandistica.

"Lo zolfo siciliano localizzato nella parte centrale dell'Isola (nelle provincie di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania e, in misura minore, anche in quelle di Palermo e di Trapani) è noto sin dall’antichità, come testimoniano i rinvenimenti delle cosiddette tegulae sulphuris, particolari laterizi di epoca romana con iscrizioni indicanti la proprietà e il distretto produttivo”, spiega Mario Indelicato, collaboratore dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam) del Cnr di Catania. “Tale minerale ha, e ha avuto anche nelle epoche passate, un ruolo importante in molteplici campi: dalle applicazioni militari alla medicina, dalla veterinaria al trattamento dei tessuti e al funzionamento delle lucerne. Ma probabilmente è l’agricoltura il settore che ne richiese il maggiore quantitativo, in particolare per la viticoltura, come ci testimonia Catone, poi ripreso da Plinio il Vecchio, che lo consiglia per la cura di alcuni parassiti della vite".

Ed è grazie a una fonte latina, Columella, che è stato possibile per il giovane ricercatore piantumare e curare una vigna sperimentale 'romana' alle pendici dell'Etna, all’interno del progetto 'Archeologia del vino in Italia: un esperimento siciliano’, nato come tesi di archeologia sperimentale nell'ambito dell'insegnamento di 'Metodologia, cultura materiale e produzioni artigianali del mondo classico’, tenuto presso l'Università di Catania da Daniele Malfitana, direttore dell'Ibam-Cnr.

"È proprio per la cura di una malattia della vite, lo oidio, che la produzione siciliana di zolfo tornò ad aumentare nel 1848, dopo essere rimasta stazionaria per secoli, al punto che si arrivarono a contare oltre 700 solfare attive in Sicilia che impiegavano più di 32.000 uomini, fornendo 470.000 tonnellate di zolfo, pari ai quattro quinti della produzione mondiale", continua Indelicato.

Nel testo verghiano, un 'documento umano’ sulle zolfare, si intravedono tutte le tensioni sociali nonché le condizioni di lavoro estreme, al limite dello schiavismo, a cui erano sottoposti i minatori, che percepivano paghe bassissime e lavoravano completamente nudi con rozzi strumenti in anguste gallerie, illuminati solo da lampade a olio. Ma, in contrasto con le pessime condizioni dei minatori narrati da Verga e da altri scrittori siciliani: "Lo zolfo induce nella città di Catania un fenomeno di industrializzazione legato alla sua raffinazione a alla produzione di derivati che vengono poi commercializzati, specie in Francia e in Inghilterra, e la cui richiesta era particolarmente legata al trattamento, a base di solfuro di carbonio, dei vigneti attaccati dalla fillossera, un aggressivo parassita della vite giunto dall’America in Europa nel 1868, nel 1879 in Italia e nel 1880 in Sicilia", precisa il ricercatore dell’Ibam-Cnr.

Nonostante la grande importanza del minerale, spesso l’industria solfifera siciliana era vittima sia di crisi di sovrapproduzione, come quella del 1887, anno in cui è ambientata la vicenda narrata in 'Dal tuo al mio’, sia di sfavorevoli dazi doganali. “Se a ciò aggiungiamo il fatto che negli anni a cavallo tra XIX e XX secolo gli Stati Uniti, fino allora grandi consumatori, diventarono in una ventina d'anni anche produttori di zolfo, arrivando a estrarne più del quadruplo dell'Italia, diventa chiaro il lento declino dell’industria zolfifera siciliana, definitivamente collassata negli anni ’70", conclude Indelicato.

Giovanni Fragal

Fonte: Mario Indelicato, Istituto di scienze del patrimonio culturale , email m.indelicato@ibam.cnr.it -