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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 11 giu 2014
ISSN 2037-4801

Focus - 25 anni del web  

Socio-economico

Italia: poca banda larga, tanti cellulari

Il web compie 25 anni. Uno spazio comune, la rete, trascende le frontiere nazionali e abbatte barriere linguistiche e sociali. Ma è una realtà a geometrie variabili: l’accesso non è uniforme e alcuni utenti sono in una posizione di 'disinformazione' che prende il nome di 'digital divide’. “Sostanzialmente il divario digitale esprime l’esclusione parziale o totale dalle tecnologie dell’informazione”, spiega Secondo Rodolfo, direttore dell’Istituto di ricerca sull’impresa e lo sviluppo (Ceris) del Cnr. “E la misura in cui un sistema riesce a sfruttare o meno le potenzialità sociali ed economiche fornite dalla rete e dall’hi tech”.

La situazione italiana, se paragonata a quella dei paesi del Nord Europa, è paradossale: dai dati forniti di recente dalla Commissione europea sulla diffusione delle tecnologie digitali nel 2013 rimaniamo ai primi posti per ciò che concerne l’esposizione alla televisione e per l’acquisto di telefoni cellulari: 149,6 telefonini ogni 100 abitanti, un primato globale.

"Siamo però carenti dal punto di vista dell’alfabetizzazione informatica, con un 60% di connazionali per nulla o poco pratici al pc, e manchiamo soprattutto di infrastrutture”, continua Rolfo. “Nella diffusione della banda larga, ad esempio, l’Italia presenta due velocità, con vistose differenze tra Nord e Sud, ma anche tra aree più popolate e zone rurali". Le dolenti note vengono soprattutto per la banda a 30 e a 100 Mbps (ultra veloce), rispettivamente con il 21% delle case raggiunte nel primo caso – contro una media Ue del 62% - e nessuna nel secondo.

Il ministero per lo Sviluppo economico ha varato, a partire dal 2008, il 'Piano nazionale per la banda larga’, rivolto agli 8,5 milioni di italiani esclusi dalla network society e alle oltre 6.000 località del Paese oggi tagliate fuori dalla rete. “Le cause che hanno concorso a determinare questo ritardo sono diverse, ma un ruolo importante lo svolge la dimensione ridotta delle imprese nazionali, carenti nell’utilizzo della rete”, prosegue l’esperto. “Da non trascurare, poi, l’incapacità del mercato di sostenere i costi della dotazione infrastrutturale, perché non redditizi. Tutto ciò, in un momento in cui la gran parte dell’economia viaggia per via telematica, rende il Belpaese poco appetibile agli investimenti”.

Mentre l’Italia accumula ritardi, l’Ue impone nuove sfide: entro il 2020 tutti i membri dell’Unione dovranno assicurare ai loro cittadini una connessione veloce a 30 Mbps e almeno al 50% di essi una navigazione ultra veloce. L’auspicio è dunque che in Italia la navigazione digitale riesca a uscire dalle secche attuali.

Emanuele Grimaldi

Fonte: Secondo Rolfo, Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo del Cnr, Torino, tel. 011/6824913 , email s.rolfo@ceris.cnr.it -