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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 16 apr 2014
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Tecnologia

Terremoti e disastri naturali visti dallo spazio

Prevedere terremoti non è possibile, ma studiando la variabilità dei fenomeni elettromagnetici attorno alla Terra e la loro correlazione con quelli geofisici su larga scala si potranno individuare e monitorare le zone a rischio. Con questo obiettivo è nata una collaborazione tra Italia e Cina, che prevede la realizzazione di sofisticate apparecchiature da installare sul satellite cinese Cses (China Seismo-Electromagnetic Satellite), che sarà messo in orbita nel 2016.

L’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Istituto di fisica nucleare (Infn) hanno sottoscritto un contratto che prevede, tra l’altro, un finanziamento di due milioni di euro, di cui uno destinato al dipartimento di Fisica dell’Università di Trento e l’altro al Tifpa (Trento Institute for Fundamental Physics and Application), il nuovo Centro nazionale dell’Infn per la realizzazione di apparecchiature per il monitoraggio sismico, da installare sul satellite cinese.

Il centro di ricerca di Trento, che si occuperà del coordinamento dell'intero progetto, vedrà impegnato un team di ricercatori provenienti anche dalle università di Trento, Roma Tor Vergata, UniNettuno, Perugia e Bologna, guidato dall'astrofisico Roberto Battiston, del dipartimento di Fisica dell'Università di Trento, tra i responsabili scientifici dell'esperimento Ams-02, il grande apparato per lo studio della materia oscura, collocato all'esterno della struttura della Stazione spaziale internazionale.

“È un'opportunità per la ricerca spaziale italiana e trentina nel contesto di una collaborazione internazionale strategica”, dice Battiston. “La partecipazione dell'Italia al progetto del satellite Cses prevede la realizzazione di un rivelatore di precisione per la misura degli elettroni che precipitano nell'atmosfera dalle fasce di Van Allen. In questo modo potremo sottoporre a verifica scientifica rigorosa i meccanismi che collegano il nostro pianeta e le sue dinamiche interne al plasma di particelle elementari che circonda la Terra, con l'obiettivo di sviluppare nuove tecniche per il monitoraggio sismico dallo spazio. Dopo la realizzazione del prototipo Lazio-SiRad che ha volato con Roberto Vittori sulla Stazione spaziale, lavoriamo da 10 anni alla preparazione di questo progetto con il colleghi cinesi”.

L'Italia, quindi, contribuirà al satellite Cses con uno strumento innovativo e una tecnologia derivata dagli esperimenti di fisica delle particelle nello spazio realizzati con successo dall’Infn in questi ultimi 20 anni, in particolare rivelatori di particelle al silicio utilizzati proprio per l'esperimento Ams-02, e messi a punto presso il Centro di miicrosistemi di Fbk.

Lo strumento italiano si chiamerà 'Limadou’. “L'Italia è l'unico partner internazionale del progetto Cses”, sottolinea Laura Candela, responsabile dell'osservazione della terra dell’Asi. “La Cina ha deciso di stanziare notevoli investimenti nel corso dei prossimi 10 anni in questo settore strategico e la partecipazione dell'Italia a Cses rappresenta un’occasione di grande importanza per una partnership scientifica e tecnologica nel remote sensing destinato ad applicazioni pacifiche”.