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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 12 mar 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Primavera  

Socio-economico

Primavera araba: fiori e spine

A tre anni dalla cosiddetta 'primavera araba’, che ha sgretolato l'apparente stabilità dei regimi del Mediterraneo meridionale, quali sono i fiori da cogliere e quali invece le spine germogliate?  “Il vento impetuoso della primavera araba ha mandato in mille pezzi quella sorta di specchio incantato, che rifletteva le rassicuranti immagini di un Mediterraneo felice e definitivamente stabilizzato”, ricorda Matteo Pizzigallo, professore di Storia delle relazioni internazionali e Storia delle relazioni euromediterranee presso l’Università di Napoli 'Federico II’, in un capitolo della nuova edizione del 'Rapporto sulle economie del Mediterraneo’, curato da Paolo Malanima, ex direttore dell’Istituto di studi selle società del Mediterraneo (Issm) del Cnr, e da Eugenia Ferragina, ricercatrice dello stesso Istituto.

Oggi il frutto amaro di quel movimento è costituito dalla lunga fase di transizione che, anzichè assicurare democrazia e governabilità, sembra provocare squilibri e tensioni sociali. Libia ed Egitto risentono maggiormente di questo clima e ancora sono lontani dal garantire l’equilibrio. “Il primo fiore sbocciato in modo spontaneo e naturale e, soprattutto, senza interessati suggerimenti stranieri è stata la nuova Costituzione del Marocco approvata con referendum popolare il 1 luglio 2011”, osserva Pizzigallo. Sulla stessa linea si inserisce la Tunisia che, nonostante la crisi economica, sembra aver superato la fase peggiore dal 26 gennaio scorso ha approvato, una “Costituzione aperta ai diritti degli uomini e delle donne, moderna e illuminata, che riaccende molte speranze”.

Il caso della Libia è emblematico anche perchè condizionato dall’intervento armato dei paesi occidentali a sostegno dei ribelli che ha portato all’uccisione di Gheddafi.

La situazione appare “molto complessa, e per il momento, priva di sbocchi a breve termine” afferma Pizzigallo perché “a differenza di quel che era avvenuto in Marocco e Tunisia, in Libia la primavera araba aveva subito fatto germogliare le spine avvelenate di una sanguinosa e asimmetrica guerra civile fra i ribelli e i seguaci di Gheddafi”.

Dopo le rivolte in piazza Tahrir, anche in Egitto la situazione è critica. “Alle prime libere elezioni per il Parlamento, conquistava la maggioranza relativa il Partito della Libertà e della Giustizia vicino ai Fratelli Musulmani”, ricorda Pizzigallo. “Appena quattro mesi dopo però, il Parlamento veniva sciolto d’autorità dalla Corte suprema costituzionale sotto lo sguardo compiaciuto del Consiglio Supremo delle Forze Armate”. Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica Mohammed Morsi si sono susseguite provocazioni e prove di forza, che hanno portato alla sua deposizione da parte dei militari. Così, dopo la repressione del dissenso, l’abrogazione della Costituzione di ispirazione islamista e l’approvazione, con il referendum del 14 e 15 gennaio, di una nuova costituzione ispirata dai generali, l’Egitto versa ancora in una fase di transizione lunga e critica. “Mi auguro soltanto che ogni annunciato nuovo corso in Egitto, come negli altri paesi arabi della sponda sud del Mediterraneo, metta finalmente al centro esclusivamente l’autentica volontà popolare liberamente espressa, senza manipolazioni e, soprattutto, senza interessate interferenze internazionali”, conclude Pizzigallo.

Valentina Bauccio

Fonte: Matteo Pizzigallo, Universit degli studi di Napoli Federico II, tel. 081/2538250, -256 , email m.pizzigallo@unina.it -