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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 26 feb 2014
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Tecnologia

Spiegata 'l'illusione di Galileo'

Svelata dopo oltre quattro secoli l’illusione ottica cosiddetta di Galileo, perché fu lo scienziato pisano a notare che un oggetto, a parità di dimensioni, sembra più grande quando è bianco su un fondo nero. Il 'segreto’ del fenomeno è stato annunciato in occasione dei 450 anni dalla nascita, avvenuta il 15 febbraio 1564, da un gruppo di ricerca dell’Istituto di optometria della State University di New York.

Osservando i pianeti, Galileo aveva notato che il loro aspetto poteva cambiare se venivano osservati a occhio nudo o con un telescopio. Visti direttamente, alcuni piccoli e luminosi sembravano più grandi di altri che nella realtà hanno dimensioni maggiori ma sono scuri: per questo Venere a occhio nudo sembra più grande di Giove. Galileo non riuscì mai a trovare una spiegazione del fenomeno.

Ora, sulla rivista dell'Accademia di scienze degli Stati Uniti (Pnas), i ricercatori americani spiegano che “l'illusione ottica è dovuta a come gli occhi vedono la luce e il buio. Esaminando le risposte delle cellule nervose nel sistema visivo del cervello agli stimoli chiari e scuri è stato scoperto che, mentre gli stimoli scuri provocano una risposta neurale che riporta con precisione le dimensioni dell'oggetto osservato, gli stimoli luminosi 'confondono' e producono risposte esagerate, che fanno sembrare l'oggetto più grande”.

In occasione dell’anniversario, è arrivata anche la notizia che i primi quattro satelliti del sistema di navigazione satellitare europeo, che porta il nome del padre della scienza moderna, funzionano e hanno superato i test di validazione in orbita. Un successo al quale l’Italia partecipa a pieno titolo: la certificazione di Galileo, per l'Agenzia spaziale europea (Esa), è stata fatta da un team diretto da Patrizia Tavella dell’Istituto nazionale di ricerca metrologica (Inrim) di Torino. Nell’Istituto, infatti, c'è la sala controllo degli orologi atomici installati sui satelliti, che garantiscono la continuità del segnale orario interno, fondamentale per il funzionamento del sistema.

''La misura del tempo, iniziata con le oscillazioni del pendolo di Galileo, negli orologi atomici”, sottolinea Massimo Inguscio, presidente dell'Inrim, “si basa sulle oscillazioni degli elettroni negli atomi, milioni di miliardi di volte più veloci e precise. Gli orologi atomici presenti sui satelliti non sbagliano che di qualche miliardesimo di secondo e vengono continuamente monitorati e ritoccati, per effetto della relatività di Einstein, dalla Time Validation Facility realizzata all'Inrim coordinando i maggiori istituti di metrologia europea”.

"A distanza di secoli", prosegue Inguscio, “si 'naviga' ancora grazie a idee nate dall'intuito di Galileo Galilei, che, dopo aver scoperto i satelliti di Giove, ne coglieva l'importanza applicativa cercando di convincere il re di Spagna di come queste lune, con le loro ripetute eclissi, potessero essere un riferimento per il navigante nell'oceano''.