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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 20 nov 2013
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Tecnologia

Informazioni dallo spazio

Dopo quattro anni intensi, il 23 ottobre 2013 è terminata la missione 'Planck’ dell’European Space Agency (Esa), lasciando all’umanità una quantità di materiale senza precedenti. Le osservazioni del telescopio spaziale Planck permettono di avere una visione nuova della storia dell’universo. In particolare, fornisce una descrizione più dettagliata del fondo cosmico a microonde (Cmb), ossia la radiazione fossile del Big Bang che si è impressa nel cielo quando l’universo era ancora nella fase iniziale di formazione. Tramite il Cmb si può ottenere un’immagine precisa della distribuzione della materia nello spazio e si può stabilire dove si trovino i blocchi più freddi di massa, quelli che potranno costituire il seme per la formazione di nuove stelle.

Un’iniziativa a cui l’Italia ha contribuito con il supporto economico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) per la costruzione del satellite e tramite l’attività di ricerca dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

“La soddisfazione per l’esito è grandissima e sicuramente il momento più bello è stato quello del lancio nel 2009: nessuno avrebbe scommesso su uno strumento così complesso, che invece ha funzionato perfettamente”, ha detto Reno Mandolesi, associato Inaf e responsabile dello strumento a bassa frequenza a bordo di Planck (Lfi). Sottolineando l’importanza della missione, dell’apporto italiano e dei risultati ottenuti, Mandolesi ha evidenziato che “Planck non muore, perché l’eredità che lascia con i dati di astronomia e cosmologia continueranno a dare i loro frutti ancora per molto tempo”.

Difficoltoso è stato lo spegnimento, che ha richiesto diverse fasi per la messa in sicurezza e per lo smaltimento sicuro e permanente del telescopio. Innanzitutto, si è provveduto a condurre Planck fuori dall’orbita standard per portarlo alla deriva lontano dal nostro Pianeta. Poi, sono stati accesi un’ultima volta i propulsori per esaurire le scorte di carburante, secondo le norme dell’Esa sullo smaltimento dei detriti spaziali. Infine, è stato Jan Tauber dell’Esa, Project Scientist della missione, a spegnere i trasmettitori, interrompendo definitivamente le comunicazioni con Planck, in modo da scongiurare interferenze radio in spedizioni future.

Gianluca Viscogliosi