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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 30 ott 2013
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Curarsi oltre confine

Dovrebbe essere più semplice recarsi all’estero per interventi e terapie, con l’entrata in vigore, entro l’anno, della direttiva Ue 24/2011 sulle cure transfrontaliere. È una vera e propria rivoluzione per 600 milioni di cittadini, 2 milioni di medici e 20 milioni di infermieri. 

La direttiva può diventare uno strumento non solo per curarsi oltre frontiera, ma per pretendere che in ogni luogo di cura si abbiano uguali diritti all’accesso alle cure, all’informazione, alla libera scelta, all’innovazione, alla qualità e sicurezza delle cure, al reclamo. “È una sfida per tutti, e lo è anche per l’Italia, che deve rendere fruibili ai cittadini, e non solo agli addetti ai lavori, i dati sulla qualità e la sicurezza delle strutture, contenuti ad esempio nel programma Esiti di Agenas e nello stesso Audit civico del nostro Tribunale per i diritti del malato”, spiega Tonino Aceti del Tribunale del malato-Cittadinanzattiva nell'ambito del convegno 'Cure senza frontiere: da oggi si può?' "Il decreto legislativo di attuazione deve garantire l'assistenza diretta ai cittadini per evitare che la direttiva diventi un’opportunità solo per ricchi".

Gli stati membri stanno cercando di recepire la direttiva ponendo alcuni limiti per evitare un afflusso eccessivo di pazienti con conseguenze sulle liste d’attesa. Dall'altro, la liberalizzazione dischiude prospettive interessanti per i sistemi sanitari nazionali. In vista delle nuove norme, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha detto di "sperare di poter attrarre i cittadini europei a curarsi nel nostro Paese: abbiamo tutto il potenziale per farlo perché le nostre strutture forniscono livelli di assoluta eccellenza, farmaci innovativi, trattamenti e linee di ricerca fra le più avanzate nel mondo", sottolineando però l'esigenza di "cominciare a fare marketing per l'Italia".

Ma cosa succede oggi? Nel corso del 2012, il Tribunale per i diritti del malato ha ricevuto 269 segnalazioni per le cure all'estero. Oltre un terzo lamenta la mancata o ritardata autorizzazione da parte dell’Asl di residenza; un altro 27% segnala eccessiva burocrazia o la carenza di informazioni sulle procedure da seguire; il 23% il rifiuto all’autorizzazione; il 13% problemi relativi al rimborso delle spese.

Dalle segnalazioni emerge inoltre che un terzo dei cittadini va fuori dai confini per effettuare interventi chirurgici di alta specializzazione; il 29% per accedere a terapie innovative; il 18% per avere diagnosi certa; il 13% per effettuare visite specialistiche; il 5% per sottoporsi a un trapianto. Le cure all’estero sono richieste più frequentemente da pazienti con patologie oncologiche (32%); neurologiche (30%), malattie rare (17%), problemi cardiologici (13%) o di natura ortopedica (8%).